Sono ormai un paio d’anni che la nostra “mente collettiva” è concentrata, giustamente, sull’epidemia e tutto quello che ci va dietro. È inevitabile.
Quello che secondo me è curioso è constatare come molte persone siano disposte ad accettare un cambio di vita drastico come restare rinchiusi in casa, indossare incessantemente mascherine, visiere, occhiali e quant’altro, chiudere l’attività lavorativa, iniettarsi di corsa un “vaccino” e/o farsi trapanare il naso con i tamponi ogni 48 h, ecc., tutto questo, giustamente, per paura di contagiarsi e per il bene della collettività…
Al contrario, però, la maggior parte delle persone NON è disposta ad accettare un cambio di vita meno drastico, come fare attività fisica tutti i giorni e mangiare sano, per evitare patologie future, migliorare la propria qualità di vita e per il bene della collettività (le patologie croniche pesano sulla sanità pubblica)!
Mi sono chiesta il perché… forse saprà rispondermi qualche psicologo/a o qualche esperto di mente umana! Io mi sono fatta l’idea che molto sia dovuto alla percezione del tempo che abbiamo a disposizione: un virus può contagiare in un attimo e portare a gravi conseguenze nel breve termine, quindi è un pericolo imminente, del momento presente. Una patologia come il diabete o il cancro, invece, ci mette anni a svilupparsi e forse questo lasso di tempo molto grande non ci fa percepire la pericolosità di queste malattie.
Questa riflessione mi ha portata a dare un’occhiata più da vicino ad alcuni dati e vorrei condividere con voi quello che ho trovato e la mia opinione a riguardo…
I morti per Covid-19:
- I morti da inizio pandemia, quindi in quasi 2 anni, nel mondo sono stati 5.044.654 (aggiornati all’8 novembre 2021). Questo significa che, facendo una media, sono circa 2,5 milioni di morti in un anno.
- In Italia: 132.391 da inizio pandemia (dati aggiornati al 7 novembre 2021), quindi circa 66.000 in un anno. Per correttezza preciso che bisogna tener conto di molti fattori (a inizio pandemia mancavano dispositivi di sicurezza, protocolli terapeutici, gli ospedali erano al collasso, ecc.) quindi in realtà nel 2020 i morti sono stati di più rispetto al 2021. Dai dati della protezione civile al 31 dicembre 2020 i morti per Covid-19 erano 74.159, mentre dal 31/12/20 al 7/11/21 i morti stimati sono 58.232.
I dati arrivano dal ministero della salute e dalla protezione civile:
https://mappe.protezionecivile.gov.it/it/mappe-emergenze/mappe-coronavirus/situazione-desktop
Certo, la mortalità per (o con) Covid-19 è sicuramente alta! E credo che la situazione non sia ancora molto chiara (ad esempio sono da considerare morti Covid-19 anche quelle persone che avevano più patologie? O al contrario c’è stata una sottostima dovuta alle persone morte di polmonite prima di febbraio 2020 che non sono state conteggiate? Forse non lo sapremo mai…).
Ma qual è l’impatto delle altre patologie di cui sembra che ci siamo quasi dimenticati? La principale causa di morte in Italia, stando al sito Italiaindati (che riporta dati Istat) nel 2018 al primo posto c’erano le malattie cardiovascolari con circa 220.000 morti in un anno! I morti per tumori erano circa 180.000 e quelli per malattie del sistema respiratorio circa 51.000.

Come si può vedere nel grafico sotto, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) conferma queste tendenze anche per i paesi occidentalizzati (non mi addentrerò nel tema dei paesi in via di sviluppo…).

https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/the-top-10-causes-of-death
Le principali cause di morte sono: cardiopatie ischemiche al primo posto, seguite da Alzheimer e altre demenze, ictus, tumori della trachea, bronchi e polmoni, malattie polmonari ostruttive croniche, infezioni delle basse vie respiratorie, tumore del colon e retto, malattie renali, malattie legate all’ipertensione, diabete mellito.
Queste patologie croniche, soprattutto quelle del cuore, i tumori e il diabete sono molto influenzate dallo stile di vita! Allora perché se la prevenzione ha dimostrato una grande efficacia non ci si impegna abbastanza per metterla in atto???
Tra l’altro una parte di complicanze da Covid-19 si presenta più facilmente proprio in persone che hanno già malattie croniche come si legge nel rapporto ISTAT :
“Associate a COVID-19, le concause più frequenti che contribuiscono al decesso sono le cardiopatie ipertensive (18% dei decessi), il diabete mellito (16%), le cardiopatie ischemiche (13%), i tumori (12%). Con frequenze inferiori al 10% vi sono le malattie croniche delle basse vie respiratorie, le malattie cerebrovascolari, le demenze o la malattia di Alzheimer e l’obesità.”
https://www.istat.it/it/files//2020/07/Report_ISS_Istat_Cause-di-morte-Covid.pd
E noi cosa facciamo per affrontare tutto ciò? Ci chiudiamo in casa a rimpinzarci di pizze, focacce, torte e alcol?? Magari con qualche “sigaretta” nel mezzo …
Concedetemi la “battuta”: nel mio piccolo ho visto più pandemia da “ingrassamento in lockdown” che da Covid-19 (ovviamente è soltanto una provocazione per far capire come tantissime persone hanno avuto ripercussioni sulla salute diverse dal Covid, come aumento di peso o depressione, durante il lockdown).
Dovremmo anche considerare il fatto che queste patologie croniche, sebbene non intasino le terapie intensive in modo massiccio e veloce come lo può fare una patologia infettiva, sono un costo sanitario e sociale non da poco!
Per approfondire si veda questo articolo di Aboutpharma dove sono riportati i dati del sedicesimo rapporto Osservasalute che dice:
“Rapporto Osservasalute: le malattie croniche assorbono l’80% della spesa sanitaria. Ogni dieci euro di spesa sanitaria, otto vengono impegnati per la gestione delle malattie croniche”.
L’OMS afferma che “la maggior parte delle malattie cardiovascolari può essere prevenuta evitando il tabacco, i cibi malsani, l’obesità, l’inattività fisica e l’abuso di alcol. Gli effetti di questi comportamenti a rischio si riflettono nell’individuo tramite: innalzamento della pressione arteriosa, del glucosio e dei grassi nel sangue, sovrappeso e obesità. L’eliminazione del tabacco, la riduzione del sale nella dieta, mangiare più frutta e verdura, fare attività fisica regolarmente ed evitare un uso pericoloso dell’alcol hanno mostrato, al contrario, di ridurre il rischio cardiovascolare.”
https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/cardiovascular-diseases-(cvds)
Semplice no?
Sempre dall’OMS:
“Nel 2019 circa 1,5 milioni di morti sono state direttamente causate dal diabete. Nel 2012 2.2 milioni di morti sono stati attribuibiti a glucosio alto nel sangue. Una dieta sana, un’attività fisica regolare, mantenere il peso normale ed evitare il tabacco sono modi per prevenire o ritardare l’esordio del diabete 2. Questo tipo di diabete è in gran parte il risultato dell’eccesso di peso corporeo e dell’inattività fisica.”
Un altro tema scottante del momento è l’inquinamento ambientale che, come vedremo, ha anch’esso un impatto notevole sulla salute. Uso come fonte sempre l’OMS:
“Fattori di rischio ambientali come l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, l’esposizione a sostanze chimiche, il cambiamento climatico e le radiazioni ultraviolette contribuiscono a più di 100 malattie e traumi.”
“Nel 2012 circa 12,6 milioni di persone sono morte a cause del vivere o del lavorare in un ambiente non sano.“
La seconda edizione del rapporto “Preventing disease through healthy environments: a global assessment of the burden of disease from environmental risks”, rivela che da quando il report è stato pubblicato per la prima volta una decina d’anni fa, le morti dovute a malattie non trasmissibili (NCDs), per gran parte attribuite all’inquinamento dell’aria (inclusa l’esposizione al fumo passivo) ammontano a circa 8,2 milioni.
“Un ambiente sano è alla base di una popolazione sana” dice la Dr.ssa Margaret Chan (direttore generale dell’OMS dal 2007 al 2017) e “se i paesi non intraprenderanno azioni per rendere sano l’ambiente dove le persone vivono e lavorano, milioni di persone continueranno ad ammalarsi e morire troppo giovani”.
Il rapporto ha trovato che i rischi ambientali colpiscono principalmente i bambini sotto i 5 anni e gli adulti tra i 50 e i 75 anni. Annualmente la morte di 1,7 milioni di bambini sotto i 5 anni e 4,9 milioni di adulti tra i 50 e i 75 anni potrebbe essere prevenuta attraverso una miglior gestione dell’ambiente.
Osservando più di 100 categorie di patologie e traumi il rapporto ha dimostrato che le cause principali di morte correlate all’ambiente sono le malattie del cuore come ictus e cardiopatia ischemica (ictus: 2,5 milioni di morti all’anno, cardiopatia ischemica: 2,3 milioni di morti all’anno).
Il rapporto, inoltre, cita strategie comprovate per migliorare l’ambiente e prevenire le malattie. Ad esempio l’utilizzo di tecnologie e combustibili puliti per far funzionare la cucina, il riscaldamento e l’illuminazione ridurrebbero le infezioni respiratorie croniche, le malattie cardiovascolari e le ustioni. Aumentare l’accesso all’acqua sicura, a servizi igienici adeguati e promuovere il lavaggio delle mani ridurrebbe le malattie diarroiche.
La legislazione sul tabacco (ambienti tabacco free) riducono l’esposizione al fumo passivo e di conseguenza si riducono le malattie del cuore e le infezioni respiratorie.
Migliorare il trasporto e la pianificazione urbana e costruire alloggi efficienti dal punto di vista energetico ridurrebbe le malattie legate all’inquinamento atmosferico e promuoverebbe un’attività fisica sicura.
“L’inquinamento atmosferico causato dai combustibili fossili come il carbone e il petrolio è stato responsabile di 8,7 milioni di morti a livello globale nel 2018” secondo una ricerca pubblicata sul The Guardian.
L’enorme numero di morti è superiore alle stime precedenti e ha sorpreso anche i ricercatori dello studio. “Inizialmente eravamo molto titubanti quando abbiamo ottenuto i risultati perché sono sorprendenti, ma stiamo scoprendo sempre di più sull’impatto di questo inquinamento”, ha detto Eloise Marais, geografa dell’University College di Londra e coautrice dello studio. “È pervasivo. Più cerchiamo impatti, più troviamo”.
https://www.theguardian.com/environment/2021/feb/09/fossil-fuels-pollution-deaths-research
“L’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di contrarre il coronavirus? Fa peggiorare i sintomi?”
Questa è la domanda che è stata posta al direttore di Harvard Chan C-change (che sta per Climate Change).
La sua risposta:
“Recenti ricerche condotte da Rachel Nethery, Xiauo Wu, Francesca Dominici e altri colleghi alla Harvard Chan hanno evidenziato che le persone che vivono in luoghi con scarsa qualità dell’aria hanno più probabilità di morire di Covid-19, anche quando si tiene conto di altri fattori che possono influenzare il rischio di morte come condizioni mediche preesistenti, stato socioeconomico e accesso all’assistenza sanitaria.”
Questi risultati sono coerenti con quanto dimostrato da precedenti ricerche che evidenziano come le persone esposte all’inquinamento dell’aria e le persone che fumano hanno sintomi peggiori dovuti a infezioni respiratorie rispetto a quelli che respirano aria più pulita e non fumano.
Per chi fosse interessato è anche presente una lista di pubblicazioni scientifiche inerenti l’inquinamento e le infezioni respiratorie:
- Exposure to air pollution and COVID-19 mortality in the United States (Harvard University, preprint, 2019). Questo studio ha trovato che un piccolo incremento nell’esposizione a lungo termine ai PM2,5 (materiale particolato inferiore ai 2,5 microgrammi) porta ad un alto incremento di morti per covid-19.
- Measuring the impact of air pollution on respiratory infection risk in China (Environmental Pollution, 2018). Questo studio dimostra che un peggioramento della qualità dell’aria in Cina può incrementare la trasmissione di infezioni che causano sindromi simil-influenzali.
- The association between respiratory infection and air pollution in the setting of air quality policy and economic change (Annals of the American Thoracic Society, 2019). Uno studio fatto su quasi 500,000 newyorkesi ha trovato che più alto è il tasso di particolato nell’aria e più alto è il tasso di ospedalizzazioni per polmonite e accessi al pronto soccorso, soprattutto per influenza.
- Airborne transmission may have played a role in the spread of 2015 highly pathogenic avian influenza outbreaks in the United States (Scientific Reports, 2019). I ricercatori hanno trovato che diversi virus, inclusi adenovirus e influenza virus, possono essere trasportati dalle particelle presenti nell’aria. Questa ricerca recente ha scoperto che il particolato ha probabilmente contribuito alla diffusione dell’influenza aviaria nel 2015.
- Relationship between ambient air pollution and daily mortality of SARS in Beijing (Biomedical and Environmental Sciences, 2005). Durante l’epidemia di SARS nel 2003 questo studio ha visto che un incremento del materiale particolato nell’aria incrementava il rischio di morire dalla malattia. La SARS è causata da un coronavirus proprio come quello che causa la Covid-19.
https://www.hsph.harvard.edu/c-change/subtopics/coronavirus-and-climate-change/
E la dieta? Può avere un ruolo?
Nel 2017 11 milioni di morti e 255 milioni di DELY (Disability-Adjusted Life-Years, ovvero anni di vita adeguati alla disabilità, un’unità di misura che indica un anno perso di vita in salute) erano attribuibili a fattori di rischio dietetici. Alto consumo di sodio (3 milioni di morti e 70 milioni di DALY), basso consumo di cereali integrali (3 milioni di morti e 82 milioni di DALY), basso consumo di frutta (2 milioni di morti e 65 milioni di DALY) sono i principali fattori di rischio dietetici globali. “Questi dati “dietetici”, però, derivano da risorse miste e non erano disponibili per tutti i paesi, il che può rendere le stime incerte”, dichiara il Lancet, ma a mio avviso sono comunque indicativi dell’impatto che può avere il cibo sulla salute.
https://www.thelancet.com/article/S0140-6736(19)30041-8/fulltext
Il CDC (Center for Disease and Control Prevention) dichiara:
“La buona notizia è che abbiamo il potere di aiutare a prevenire le malattie croniche, poiché apportare cambiamenti positivi alla dieta e allo stile di vita può aiutare a ridurre il rischio. Mangiare cibi sani, fare abbastanza esercizio fisico e astenersi dal tabacco e dall’uso eccessivo di alcol conferisce numerosi benefici per la salute, inclusa la possibile prevenzione dell’insorgenza di malattie croniche“
E continua riassumendo i comportamenti “chiave” da trasformare in abitudine, per prevenire queste patologie:
- non fumare
- mantenere un peso salutare
- essere attivo
- seguire una dieta sana
- Studi approfonditi consentono di collegare la riduzione del rischio a queste abitudini. Seguire uno stile di vita sano può prevenire oltre l’80% dei casi di malattia coronarica, [24, 25] il 50% degli ictus ischemici, [26] l’80% delle morti cardiache improvvise, [27] e il 72% delle morti premature legate a malattie cardiache.
In pratica dieta e attività fisica diventano delle vere e proprie terapie che andrebbero prescritte dal medico!
È inutile ricorrere all’ultimo integratore di moda per le difese immunitarie (penso che in questo momento di pandemia siano in assoluto i più venduti!) se poi però alla base non c’è uno stile di vita sano!
Ed è poco utile, secondo me, rinchiudersi e prendere precauzioni per evitare il contagio se poi dentro casa si sta svaccati sul divano a vedere serie Tv mangiando pizze e patatine! Certo, mi proteggo dal SARS-Cov-2 sul momento, ma muoio di altro in un futuro non troppo lontano oppure peggioro drasticamente il rischio di complicazioni da Covid-19!
E allora? Di cosa è meglio morire?
Lancio una provocazione… e se per ottenere il green pass dovessimo adottare dei comportamenti salutari come fare almeno una passeggiata al giorno di 30 minuti, mangiare almeno mezzo kg di vegetali al giorno, non fumare, adottare una dieta vegetariana almeno per l’80% in modo da ridurre l’impatto ambientale nel mondo, mangiare solo cibo biologico e locale, evitare gli zuccheri e l’alcol, limitare l’uso dell’auto, ecc.?? Questa sì che sarebbe una misura sanitaria davvero efficace a livello globale! 😉
Vi lascio con un paio di grafici che mettono a confronto i vari morti. Non è mia intenzione minimizzare le morti da Covid-19 (anche perché, come potete vedere, non sono certo all’ultimo posto!), ma semplicemente porre la giusta attenzione ad altri fattori di cui invece spesso ci dimentichiamo e che sono ugualmente un’emergenza di cui occuparci (con stile di vita sano e riduzione DRASTICA e URGENTE dell’impatto ambientale delle attività umane!).

Numero di morti in base alla causa, nel mondo, nel 2017:

Stay Healthy and Live Well !