La mia idea di svezzamento

Ho iniziato a scrivere quest’articolo all’inizio dello svezzamento, o alimentazione complementare, della piccola Norah (agosto-settembre 2024)… e l’ho concluso ora! Ahaha, meglio tardi che mai, ma si sa… da mamma si fa quel che si può.

Il mio intento è di fare una riflessione e spiegarvi perché, da mamma-nutrizionista, non sono completamente favorevole al famoso auto svezzamento e nemmeno allo svezzamento definito “classico” con baby food confezionati.

Per cominciare ribadisco, ormai lo dicono tutti, che i neonati devono prendere solo latte fino ad ALMENO 6 mesi, ovviamente meglio se latte materno! E questo non lo dico solo perché l’ha dichiarato l’OMS, ma anche perché se osserviamo i mammiferi (categoria di cui facciamo parte) notiamo che i cuccioli vengono allattati a lungo, stanno a stretto contatto con la mamma (mamm-iferi), dormono con lei, sono completamente dipendenti da lei finché non diventano autonomi. L’essere umano è tra quegli animali che guadagnano l’autonomia molto tardi, quindi… perché ancora sento dire che il latte materno è un “vizio”?? Il latte materno è l’alimento fisiologico e idoneo per il bambino fino a quando lo vorrà! E no, non servono nemmeno tisane di finocchio, camomilla o orzo per le coliche (tra l’altro non sappiamo se le coliche siano effettivamente dovute all’aria nel pancino e/o se il neonato abbia necessità di contatto o altro).

Fino ai primi del ‘900 si svezzava completamente verso i 2 anni, le prime pappe (es. zuppa di pane e aglio) si davano verso gli 8-9 mesi; solo dagli anni ’70 è iniziata una certa fretta nel togliere il “vezzo” del latte materno (le mamme dovevano tornare al lavoro e sopratutto gli interessi intorno al baby-food crescevano).

Ci sono molte testimonianze di mamme che hanno allattato esclusivamente al seno anche fino al 9°-10° mese senza causare nessun danno, anzi! Quindi in primis… NIENTE FRETTA! Si può iniziare l’alimentazione complementare con calma dopo il 6°-7° mese (ma anche oltre) e all’inizio si tratterà solo di far fare qualche assaggino.

L’importante è personalizzare, osservare i bimbi (che ovviamente devono essere pronti, aver perso il riflesso di estrusione e stare seduti da soli), lasciatevi guidare da loro che si sanno autoregolare meglio di noi adulti!

Non ci sono controindicazioni nell’assunzione di latte materno, mentre ce ne sono molte nel consumo di cibo (es. zuccheri, coloranti e additivi, prodotti confezionati, ecc.), sopratutto se introdotti precocemente.

Se non riuscite ad allattare vi consiglio spassionatamente di contattare una consulente allattamento perché:

1) allattare non deve arrecare dolore o essere uno stress (sicuramente faticoso ma non stressante)

2) è veramente raro che una mammifera non produca latte (in natura significherebbe condannare a morte la propria prole)!! Se questo accade probabilmente è a causa di un attacco sbagliato o altri fattori che sarebbero facilmente risolvibili con degli accorgimenti, se ci fosse più conoscenza e supporto. Sento troppo spesso la frase “non avevo abbastanza latte e ho dovuto dare l’aggiunta”. Tra le altre cose è molto importante arrivare al parto in buona salute, avendo curato il proprio stile di vita (alimentazione, movimento, gestione dello stress) già prima del concepimento, anche se non è mai troppo tardi per iniziare. 

Ad ogni modo, se nonostante questi accorgimenti la donna non vuole o non può allattare allora consiglio vivamente di rivolgersi alla Leche Ligue (https://www.lllitalia.org/), contattare una consulente e chiedere se è possibile farsi donare del latte da altre mamme, in modo da dare al/alla vostro/a bimbo/a il miglior nutrimento possibile. Se ciò non fosse possibile allora ovviamente toccherà ripiegare su latte formulato (che sia almeno biologico e, se il/la neonato/a dovesse avere disturbi digestivi potete anche provare quelli vegetali FORMULATI).

Dopo questa lunga premessa…

L’autosvezzamento è il “metodo” che oggi va per la maggiore (quando’ero piccola io invece andavano di moda la farina lattea e i plasmon nel biberon… mi vengono i brividi solo a pensarci). Parlo di mode perché purtroppo anche la medicina spesso è così, va a mode più che a evidenze scientifiche. 

Cosa sappiamo sullo svezzamento?

Non molto in realtà…

Sappiamo che i primi 1000 giorni di vita sono un momento cruciale per lo sviluppo poiché diversi fattori epigenetici che avvengono in questo periodo possono influenzare la salute fisica, emotiva e socio-emozionale futura. Un corretto approccio all’alimentazione complementare influenza il comportamento alimentare e altre malattie croniche come l’obesità, le allergie, la celiaca e il diabete di tipo 1. L’autosvezzamento o Baby Led Weaning sembra essere associato ad un miglior approccio con il cibo e rende il/la bimbo/a meno schizzinoso/a rendendo il momento del pasto divertente. In uno studio addirittura si è visto che questo approccio migliora le abilità motorie, i movimenti grossi e quelli fini (grazie alla manualità che il/la bimbo/a acquisisce maneggiando il cibo e alla coordinazione lingua-bocca). Per contro sembra che il rischio di soffocamento da corpo estraneo sia maggiore con l’autosvezzamento (anche se non ci sono forti evidenze) quindi è necessario un controllo costante da parte dei genitori riguardo il tipo di cibo proposto e il momento in cui è proposto (es. se il bimbo ha o meno certe abilità).

Per questo insisto sull’ìinizare molto gradualmente, osservando il/la bimbo/a.

L’autosvezzamento proposto in Italia dal dott. Piermarini, pur incentivando l’uso delle mani, include anche il cucchiaino e l’uso di cibi frullati/cremosi e si basa piuttosto sull’osservazione e l’attenzione alle richieste del bambino seguiti da una pronta risposta da parte dei genitori.

Quindi l’autosvezzamento è sicuramente l’approccio più idoneo in base alle nostre conoscenze attuali, ma…

Le mie perplessità sull’autosvezzamento:

  • La prima perplessità è che per fare autosvezzamento l’alimentazione dei genitori dev’essere sana e, ve lo dico per esperienza, non è quasi mai così! Molti genitori pensano di avere una dieta sana perché magari mangiano molte verdure e bilanciano i pasti con carboidrati, proteine e grassi ma la qualità del cibo è discutibile. Pochissimi acquistano cibo di stagione, locale, biologico, ben bilanciato e troppo spesso vedo bambini molto piccoli che mangiano pizza, pasta al ragù, cotolette o patatine!
  • In secondo luogo non è proprio corretto dire che il bambino può mangiare di tutto, sopratutto se è ai primissimi assaggi: l’apparato digerente nell’essere umano matura completamente (e diventa come l’adulto) intorno ai 2-3 anni di vita, quindi, a mio avviso, va trattato come un intestino delicato (permeabile) con un po’ di cautela, se si vuole fare una vera prevenzione per le patologie in età adulta e avere un bimbo forte, con un buon sistema immunitario. Questo significa dare poco glutine e ben variato (vale anche per gli adulti) con cereali che ne sono naturalmente privi (riso, miglio, grano saraceno, mais), pochissimi latticini, meglio se di capra o pecora, zero carni rosse e zucchero, niente o pochissimo sale; i cibi dovrebbero essere naturali, non trasformati a livello industriale. Il genitore dovrebbe adeguarsi al neonato consumando principalmente creme di cereali o cereali stracotti e tostati (per aumentarne la digeribilità visto che il neonato non ha ancora tutto il bagaglio di enzimi dell’adulto), legumi decorticati , un po’ di ricotta di solo siero, crema di mandorle pelate e tahin, brodo di verdure senza dado e senza sale….. dubito che i genitori, anche i più bravi, riescano ad adeguarsi a questo!
  • Fibre: se è vero che il bambino ha una fantastica capacità di autoregolazione è anche vero che all’inizio per lui/lei è tutto nuovo ed emozionante e rischia di mangiare più fibra del dovuto solo per la curiosità di assaggiare… questo può portare a stitichezza paradossa da eccesso di fibre e minor assorbimento di minerali e noi genitori dovremmo avere l’accortezza di fare un passo indietro nello svezzamento proponendo pasti con pochissime fibre o addirittura un giorno di pausa con solo latte materno (o formulato). Va da sè che non è detto che la cosa migliore sia iniziare con la frutta… dipende dal bambino!
  • Proteine: lo stesso può accadere per le proteine. Il latte materno soddisfa appieno i fabbisogni del bambino fino anche a un anno e oltre (in epoche passate si allattava per almeno 2-3 anni e addirittura in situazioni di povertà anche fino ai 5-6 anni!) quindi con 3 pasti al giorno e spuntini è un attimo eccedere con le proteine. Un neonato di 10 kg necessita di circa 13-14g di proteine al giorno. 1 L di latte materno ne apporta circa 10g quindi con allattamento a richiesta il fabbisogno è soddisfatto. Una pappa a base di riso e lenticchie apporta circa 2g di proteine quindi pensate se diamo una pasta al ragù e parmigiano! Non voglio incentivare il terrore delle proteine per carità , (anche perché magari ci saranno giorni in cui il bimbo ne mangia di più e altri di meno in base alle necessità), però seconde la Early Protein Hypothesis un eccesso proteico i primi anni di vita (insieme a scarso allattamento materno)  porta con più facilità a obesità e aumento di malattie cardiovascolari. Quindi all’inizio meglio usare pochissime proteine, preferendo i legumi decorticati, o addirittura, i primi mesi di svezzamento si può fare una pappa al giorno senza proteine (solo carboidrati e grassi, come ad es. un brodo di verdure con miglio o riso e olio di oliva spremuto a freddo). Inoltre, per quanto riguarda le proteine, teniamo conto che carne e pesce, se non esistessero potenti frullatori, in natura si potrebbero masticare bene solo una volta spuntati i canini, quindi li eviterei fino a quel momento (1 anno e mezzo -2 di solito). È presumibile pensare che forse in natura, in carenza di altro, il neonato mangerebbe cibi difficilmente digeribili solo pre-masticati dai genitori (pratica che in genere non è ben accettata in occidente)
  • L’ultimo punto riguarda le consistenze: ben vengano i tagli sicuri e il fatto che i bimbi sperimentino con le mani prendendo dalla tavola ciò che vogliono, ma considerando che all’inizio il cibo migliore è un cereale stracotto con un brodo di verdura e un po’ di olio, alla fin fine non resta che fare una pappa! O al limite delle polpette di cereali. Questo almeno per le prime 2-3 settimane di svezzamento in cui l’Intestino si deve abituare a del cibo diverso dal latte. Poi ovviamente via libera ai pezzi di verdure e pezzi più grandi per allenare la masticazione. Nota bene: per “pappa” intendo un cibo con consistenza cremosa (non di certo le farine confezionate a cui va aggiunta l’acqua: sono poco appetibili e neanche tanto salutari essendo tutte ossidate): se preparate in casa le pappe a base di cereali e brodo non hanno sempre lo stesso sapore e la stessa consistenza, ma saranno frullate in modo grossolano e questo allena comunque la masticazione del/della bimbo/a.

Perplessità sullo svezzamento classico

I baby food sono sicuri dal punto di vista igienico ma sono carenti di alcuni nutrienti come vitamine, minerali e antiossidanti, il gusto e la consistenza sono omologati, sempre uguali e privano i bambini di tutta quell’esperienza sensoriale che solo il cibo “vero” può dare, influenzando il proprio modo di mangiare anche da grandi. Inoltre, come accennavo all’inizio, mangiare cibi sempre uguali e confezionati non permette ai bimbi di sviluppare al meglio le loro abilità motorie. 

Attenzione anche al fatto che alcuni prodotti contengono additivi, zuccheri o altre sostanze che possono essere dannose per un organismo in crescita (es. biscotti o “patatine” per neonati).

Diverso è se invece ogni tanto, in emergenza, per praticità, diamo degli omogeneizzati di pura frutta oppure ad es di legumi o, più avanti, di pesce o carne biologici. Possono essere utili se ad esempio di deve affrontare un lungo viaggio.

Conclusione

Non abbiamo ancora certezze su quale sia l’approccio migliore, bisogna basarsi molto sull’istinto dei genitori, sull’osservazione del/della bambino/a senza farsi influenzare troppo dai propri pregiudizi/convinzioni/aspettative, tutto questo avendo alla base un consolidato sano stile di vita da parte dei genitori (se non lo avete è bene iniziare a migliorarlo già molto prima del concepimento!).

Iniziate con il buon senso, offrendo cose facili da deglutire, semplici e separate, in modo che i bimbi possano studiare ogni singolo cibo ed autoregolarsi. Preparate voi le pappe, il più possibile, anche congelando se necessario o chiedendo aiuto a nonni, amici, parenti, vicini di casa o doule. 

Se può esservi utile la mia esperienza (non perché sia perfetta, ma perché magari vi può dare qualche spunto) ho iniziato così: piccoli assaggi di centrifughe di carota o mela diluite, qualche pezzo di anguria o melone o pesca (era estate) da succhiare avvolto in un canovaccio pulito, poi qualche pezzo di mela cotta o grattugiata (che ha creato un po’ di stitichezza quindi ho fatto diversi passi “indietro”), riso o miglio stracotti con brodo di diverse verdure e olio, polenta, patate lesse, poi pian piano ho aggiunto lenticchie e piselli decorticati, crema di mandorle 100% o tahin, tofu sbriciolato, tuorlo d’uovo per primo e poi uovo intero, ricotta di solo siero, yogurt di mucca, capra e soia (anche con dentro olio di lino spremuto a freddo e muesli per bambini biologico senza zuccheri) e per tutto l’inverno anche molto avocado italiano e biologico (Norah ne va matta!). Mano a mano che la masticazione migliorava ho introdotto pezzi di pane con lievito madre (anche panbiscotto), pasta di diversi formati (alternando con quella di farro o timilia o senatore cappelli), altri tipi di legumi, farinate, castagnacci, e, ora che è più grande, qualche polpetta di pesce azzurro.

Ha mangiato sempre tutto? Ovviamente no! E non è un problema! A volte mangiava solo 2 cucchiaini e poi si girava verso il seno, altre volte ho dovuto fare il bis o il tris. Le giornate a volte sono regolari, a volte no. Non importa! Anche per noi adulti ogni giorno è diverso. L’importante è che la crescita vada bene (e questo ve lo può dire il/la pediatra).

Ovviamente noi genitori ci siamo adattati il più possibile e abbiamo aggiunto sale, verdure crude e proteine successivamente nei nostri piatti. Nelle sporadiche occasioni sociali in cui siamo usciti a pranzo o avevamo dei commensali abbiamo cercato un compromesso tra il nostro pasto e quello che potevamo proporre a Norah, senza troppe ansie (si tratta appunto di “occasioni”).

Se avete difficoltà o ansia in relazione allo svezzamento potete chiedermi una consulenza personalizzata.

Consiglio per i genitori i seguenti libri (da adattare poi alle proprie esigenze): 

Michela Trevisan – Svezzamento secondo natura

Luciano Proietti – I primi 1000 giorni. Manuale di alimentazione naturale e fisiologica dal concepimento ai 2 anni 

Ci tengo a specificare che questo articolo è scritto da ME senza ausilio di Intelligenza Artificiale (ci tengo ancora ad usare il cervello!).

“Dottoressa… cosa dovrei mangiare?” – Excursus su “Il piatto salutare”

Quando mi trovo a conoscere persone nuove e mi chiedono che lavoro faccio l’immancabile domanda è “Ah sei nutrizionista! Allora come dovrei mangiare?”.

La risposta non è così semplice poiché ognuno di noi, oltre ad avere fabbisogni diversi, ha anche una storia personale e famigliare diversa, spesso (per non dire quasi sempre) ci sono disturbi che andrebbero trattati in modo specifico come colite, gastrite, stanchezza cronica, ecc. e, oltretutto, bisogna tener conto dell’obiettivo della persona: cosa dovrei mangiare per… dimagrire? aumentare di peso? tonificare? mangiar sano?

La risposta andrebbe quindi differenziata, ma è pur vero che esistono delle indicazioni basiche che tendenzialmente possono andar bene per la popolazione in generale e che possono quindi favorire una sana alimentazione senza per forza dover seguire una dieta specifica e soprattutto senza dover calcolare grammi e calorie! In questo senso ci viene in aiuto l’università di Harvard o più nello specifico, la School of Public Health.

Harvard ha creato “The Healthy eating plate” (Il piatto salutare) riassumendo tutte le informazioni dietetiche derivate dalle migliori evidenze scientifiche attuali (in continuo aggiornamento). L’obiettivo era quello di dare indicazioni semplici e fruibili e di fornire una guida per consumare sempre piatti bilanciati.

Copyright © 2011, Harvard University. For more information about The Healthy Eating Plate, please see The Nutrition Source, Department of Nutrition, Harvard T.H. Chan School of Public Health, www.thenutritionsource.org, and Harvard Health Publications, www.health.harvard.edu.

Cosa ci dice il piatto salutare?

Il messaggio principale è: focalizzatevi sulla qualità della dieta!

  • Metà del nostro pasto dovrebbe essere composto da vegetali di diversi colori (escluse le patate che hanno un alto indice glicemico!). Nell’immagine sono indicate verdure e ortaggi + frutta, ma questo non significa che debbano essere consumate necessariamente assieme, la frutta può essere usata come spuntino. Inoltre, ricordiamo che alcuni ortaggi sono botanicamente dei frutti! Qualche esempio? Pomodori, peperoni, melanzane, zucchine, cetrioli, zucche, avocado, ecc.
  • Un quarto del piatto deve contenere dei cereali integrali come farro, orzo, segale, avena, grano saraceno, quinoa, miglio, riso integrale e tutti i loro derivati come pasta e pane integrali (e aggiungo io… con lievito madre!).
  • L’altro quarto di piatto, invece, è riempito con proteine sane come pesce, pollame, legumi e semi oleosi. È consigliato di limitare la carne rossa e di EVITARE completamente la carne processata e conservata come gli affettati, i wurstel, le salsicce, ecc. A mio avviso c’è un piccolo appunto da fare: sebbene i semi oleosi (mandorle, noci, nocciole, ecc.) siano fonti di proteine vegetali – ad es. 100g di mandorle contengono circa 20g di proteine, paragonabili a 100g di pollo che ne contengono dai 23 ai 29g circa –  è pur vero che se si mangiassero 100g di mandorle si eccederebbe con la quantità di grassi ed in particolare di omega-6 che, se in eccesso, aumentano l’infiammazione dell’organismo. Quindi, la mia opinione è che i semi oleosi possano sicuramente bilanciare un pasto, ma non possono essere usati come unica fonte proteica giornaliera. Harvard, inoltre, esclude dalle proteine sane i latticini, che vanno consumati con parsimonia, ma c’è da dire che qui in Italia abbiamo degli yogurt bianchi e delle ricotte di qualità che possono benissimo far parte di un’alimentazione sana.
  • Per condire il piatto salutare sono consigliati grassi buoni, vegetali, come ad esempio quelli dell’olio di oliva e, sempre citando Harvard, di canola, di soia, di girasole, ecc., evitando completamente i grassi idrogenati ricchi dei poco salutari acidi grassi trans (che influenzano anche il funzionamento del sistema immunitario). Anche in questo caso mi permetto di inserire il mio punto di vista professionale: in un paese come gli Stati Uniti, dove si consumano grandi quantità di carne rossa e di grassi saturi da formaggio, burro o prodotti industriali è ovvio che iniziare a sostituire questi prodotti con dei grassi vegetali apporterà dei vantaggi. Per noi “mediterranei” invece, il rischio è, come dicevo prima, di esagerare con i grassi omega-6, sbilanciando il rapporto omega-3/omega-6 nell’organismo e quindi attivando la cascata infiammatoria. Adattando “il piatto salutare” al nostro paese direi che possiamo usare come fonti di grassi sani principalmente l’olio di oliva extravergine spremuto a freddo (ricco di omega-9) oppure olio di lino o avocado (ci sono alcune varietà coltivate in Sicilia ad esempio). Altri grassi buoni che possono essere inseriti, che seppur esotici ormai fanno parte della nostra alimentazione ed è davvero difficile rinunciarci, sono: cocco (fresco o essiccato o sotto forma di olio) e cioccolato fondente (almeno all’80% e senza zucchero). 
  • Infine… il piatto salutare comprende anche: una buona dose di liquidi derivati principalmente da acqua e in parte da caffè, tè, infusi non zuccherati (evitare completamente le bibite gassate e zuccherate!) e una buona dose di attività fisica soprattutto per il controllo del peso corporeo.

È presente anche una sezione dedicata all’impatto ambientale dei cibi dove viene indicato come la produzione attuale di cibo stia influenzando negativamente il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, i livelli di inquinamento e drastiche modifiche nell’utilizzo di terreno e acqua.

È ormai noto che i cibi di origine animale sono i più impattanti sull’ambiente, come mostrato in figura.

Il manzo (beef) ha l’impatto più alto in assoluto sia in termini di consumo idrico e terreno sia per le emissioni di CO2. A scalare troviamo i latticini (dairy), il pollame (poultry), il maiale (pork) che però consuma molta acqua rispetto a pollo e latticini, le uova (eggs), il pesce allevato (fish) e poi via via i cibi vegetali (radici e tuberi, legumi, mais, riso, grano).

Questo non significa che dobbiamo diventare tutti vegani al 100% (anche se il mondo ringrazierebbe), ma semplicemente consumare cibo con più consapevolezza e responsabilità, cercando di acquistare pollame allevato all’aperto, dai piccoli produttori locali e così anche per uova e vegetali. Il pesce dovrebbe essere di piccola taglia e nostrano (per approfondimento: https://www.nutrizionistiperlambiente.org/2017/03/pesce-sostenibile/).

Disquisire sull’impatto ambientale che ha la nostra alimentazione, e il nostro stile di vita, è importante, interessante e richiede il giusto spazio, quindi rimando ad un prossimo articolo. Ora torniamo a noi e al nostro piatto salutare…

Ricapitolando, nel nostro pasto dovremmo sempre abbinare:

verdura + una fonte di cereali integrali + una fonte di proteine sane, il tutto condito con grassi buoni.

Semplice no?

Visto il periodo vacanziero, mi sembra utile aggiungere un altro piccolo pezzetto del puzzle…

Cosa fare quando si viaggia e/o si è in vacanza o si fa un pasto fuori casa?

Di nuovo, molto semplice: se non troviamo dei cereali integrali possiamo sostituirli con altri tipi di carboidrati come patate (al forno o bollite), polenta, frutta (si, la frutta, se mangiata in quantità importante, può essere considerata come sostitutiva di pane, pasta, ecc.), occasionalmente un piccolo dolcetto come un gelato davvero artigianale o una crostata fatta in casa. La parte proteica in genere è più reperibile, ma anche in questo caso, se ci si trova al ristorante o al bar e non ci sono molte alternative può essere composta da del prosciutto crudo o una mozzarella o del tonno. Le verdure bene o male si trovano sempre, tranne forse in montagna dove la verdura in genere è la porzione di crauti! L’olio di oliva invece è davvero onnipresente.

Ecco che, in vacanza o fuori casa, il pasto magari non sarà l’ideale ma potrà comunque essere un pasto completo. Qualche esempio?

  • Insalata mista + melone e prosciutto
  • Insalatona con tonno e uova o mozzarella + 1 fetta di pane integrale o una macedonia
  • Al ristorante: un secondo di carne (preferibilmente bianca) o pesce con insalata mista o verdure grigliate + una porzione di patate al forno oppure un piccolo dolcetto
  • Colazione in hotel: yogurt o uovo + muesli o pane integrale + frutta fresca
  • Ecc. ecc.

E se si esagera?

Lo sgarro più frequente è quello con pizza/bruschetta/sushi o pasta/risotti, in cui in pratica si eccede con i carboidrati ad alto indice glicemico. Immaginate il piatto salutare che all’improvviso diventa tutto “marrone” (colore che indica i cereali): l’unica cosa da fare è compensare, durante il pasto precedente o successivo, togliendo la parte marrone e mangiando solo le parti “verdi” (verdure) e “arancioni” (proteine)!

Messa in grafica risulta così:

carboidrati: esempio pizza – verdure/proteine: esempio uova e insalata

Lo stesso discorso può essere fatto per una grigliata di carne o pesce… sapendo che si esagererà con proteine (tra l’altro ad alto impatto ambientale!) nel pasto precedente o successivo possiamo bilanciare mangiando dei cereali integrali abbinati ad un po’ di semi oleosi o al massimo a dei legumi, che hanno proteine vegetali meno concentrate di quelle animali.

Capito il trucco?

Mi raccomando però che questo non funga da scusa per sgarrare!! Anche perché il trucco funziona se le “compensazioni” sono occasionali, altrimenti non è più una compensazione, ma soltanto un’alimentazione sbilanciata!

E Harvard parla chiaro: soltanto seguendo uno stile di vita nel complesso sano (che comprende anche evitare il fumo, ridurre fortemente l’alcol e fare attività fisica) si ottengono benefici come la prevenzione di alcune malattie croniche (malattie cardiache, diabete, cancro).

E se il rischio di ammalarsi non vi spaventa (mi sento dire spesso che tanto si muore lo stesso anche per altre cause, quindi è inutile vivere da malati per morire sani…) considerate che nessuno di noi sa quanto tempo gli è concesso su questa terra e io penso che il tempo che ho voglio che sia di qualità, vissuto appieno delle mie forze e capacità e questo non è possibile se il corpo è impegnato in processi digestivi lenti o affaticato da carenze nutrizionali o tossine da cibo spazzatura!

Mangiare sano migliora la qualità della vita anche nel breve termine!

SALUTE = stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”

Organizzazione Mondiale della Sanità

Fonte: https://www.hsph.harvard.edu/nutritionsource/healthy-eating-plate/