Ho iniziato a scrivere quest’articolo all’inizio dello svezzamento, o alimentazione complementare, della piccola Norah (agosto-settembre 2024)… e l’ho concluso ora! Ahaha, meglio tardi che mai, ma si sa… da mamma si fa quel che si può.
Il mio intento è di fare una riflessione e spiegarvi perché, da mamma-nutrizionista, non sono completamente favorevole al famoso auto svezzamento e nemmeno allo svezzamento definito “classico” con baby food confezionati.
Per cominciare ribadisco, ormai lo dicono tutti, che i neonati devono prendere solo latte fino ad ALMENO 6 mesi, ovviamente meglio se latte materno! E questo non lo dico solo perché l’ha dichiarato l’OMS, ma anche perché se osserviamo i mammiferi (categoria di cui facciamo parte) notiamo che i cuccioli vengono allattati a lungo, stanno a stretto contatto con la mamma (mamm-iferi), dormono con lei, sono completamente dipendenti da lei finché non diventano autonomi. L’essere umano è tra quegli animali che guadagnano l’autonomia molto tardi, quindi… perché ancora sento dire che il latte materno è un “vizio”?? Il latte materno è l’alimento fisiologico e idoneo per il bambino fino a quando lo vorrà! E no, non servono nemmeno tisane di finocchio, camomilla o orzo per le coliche (tra l’altro non sappiamo se le coliche siano effettivamente dovute all’aria nel pancino e/o se il neonato abbia necessità di contatto o altro).
Fino ai primi del ‘900 si svezzava completamente verso i 2 anni, le prime pappe (es. zuppa di pane e aglio) si davano verso gli 8-9 mesi; solo dagli anni ’70 è iniziata una certa fretta nel togliere il “vezzo” del latte materno (le mamme dovevano tornare al lavoro e sopratutto gli interessi intorno al baby-food crescevano).
Ci sono molte testimonianze di mamme che hanno allattato esclusivamente al seno anche fino al 9°-10° mese senza causare nessun danno, anzi! Quindi in primis… NIENTE FRETTA! Si può iniziare l’alimentazione complementare con calma dopo il 6°-7° mese (ma anche oltre) e all’inizio si tratterà solo di far fare qualche assaggino.
L’importante è personalizzare, osservare i bimbi (che ovviamente devono essere pronti, aver perso il riflesso di estrusione e stare seduti da soli), lasciatevi guidare da loro che si sanno autoregolare meglio di noi adulti!
Non ci sono controindicazioni nell’assunzione di latte materno, mentre ce ne sono molte nel consumo di cibo (es. zuccheri, coloranti e additivi, prodotti confezionati, ecc.), sopratutto se introdotti precocemente.
Se non riuscite ad allattare vi consiglio spassionatamente di contattare una consulente allattamento perché:
1) allattare non deve arrecare dolore o essere uno stress (sicuramente faticoso ma non stressante)
2) è veramente raro che una mammifera non produca latte (in natura significherebbe condannare a morte la propria prole)!! Se questo accade probabilmente è a causa di un attacco sbagliato o altri fattori che sarebbero facilmente risolvibili con degli accorgimenti, se ci fosse più conoscenza e supporto. Sento troppo spesso la frase “non avevo abbastanza latte e ho dovuto dare l’aggiunta”. Tra le altre cose è molto importante arrivare al parto in buona salute, avendo curato il proprio stile di vita (alimentazione, movimento, gestione dello stress) già prima del concepimento, anche se non è mai troppo tardi per iniziare.
Ad ogni modo, se nonostante questi accorgimenti la donna non vuole o non può allattare allora consiglio vivamente di rivolgersi alla Leche Ligue (https://www.lllitalia.org/), contattare una consulente e chiedere se è possibile farsi donare del latte da altre mamme, in modo da dare al/alla vostro/a bimbo/a il miglior nutrimento possibile. Se ciò non fosse possibile allora ovviamente toccherà ripiegare su latte formulato (che sia almeno biologico e, se il/la neonato/a dovesse avere disturbi digestivi potete anche provare quelli vegetali FORMULATI).
Dopo questa lunga premessa…
L’autosvezzamento è il “metodo” che oggi va per la maggiore (quando’ero piccola io invece andavano di moda la farina lattea e i plasmon nel biberon… mi vengono i brividi solo a pensarci). Parlo di mode perché purtroppo anche la medicina spesso è così, va a mode più che a evidenze scientifiche.
Cosa sappiamo sullo svezzamento?
Non molto in realtà…
Sappiamo che i primi 1000 giorni di vita sono un momento cruciale per lo sviluppo poiché diversi fattori epigenetici che avvengono in questo periodo possono influenzare la salute fisica, emotiva e socio-emozionale futura. Un corretto approccio all’alimentazione complementare influenza il comportamento alimentare e altre malattie croniche come l’obesità, le allergie, la celiaca e il diabete di tipo 1. L’autosvezzamento o Baby Led Weaning sembra essere associato ad un miglior approccio con il cibo e rende il/la bimbo/a meno schizzinoso/a rendendo il momento del pasto divertente. In uno studio addirittura si è visto che questo approccio migliora le abilità motorie, i movimenti grossi e quelli fini (grazie alla manualità che il/la bimbo/a acquisisce maneggiando il cibo e alla coordinazione lingua-bocca). Per contro sembra che il rischio di soffocamento da corpo estraneo sia maggiore con l’autosvezzamento (anche se non ci sono forti evidenze) quindi è necessario un controllo costante da parte dei genitori riguardo il tipo di cibo proposto e il momento in cui è proposto (es. se il bimbo ha o meno certe abilità).
Per questo insisto sull’ìinizare molto gradualmente, osservando il/la bimbo/a.
L’autosvezzamento proposto in Italia dal dott. Piermarini, pur incentivando l’uso delle mani, include anche il cucchiaino e l’uso di cibi frullati/cremosi e si basa piuttosto sull’osservazione e l’attenzione alle richieste del bambino seguiti da una pronta risposta da parte dei genitori.
Quindi l’autosvezzamento è sicuramente l’approccio più idoneo in base alle nostre conoscenze attuali, ma…
Le mie perplessità sull’autosvezzamento:
- La prima perplessità è che per fare autosvezzamento l’alimentazione dei genitori dev’essere sana e, ve lo dico per esperienza, non è quasi mai così! Molti genitori pensano di avere una dieta sana perché magari mangiano molte verdure e bilanciano i pasti con carboidrati, proteine e grassi ma la qualità del cibo è discutibile. Pochissimi acquistano cibo di stagione, locale, biologico, ben bilanciato e troppo spesso vedo bambini molto piccoli che mangiano pizza, pasta al ragù, cotolette o patatine!
- In secondo luogo non è proprio corretto dire che il bambino può mangiare di tutto, sopratutto se è ai primissimi assaggi: l’apparato digerente nell’essere umano matura completamente (e diventa come l’adulto) intorno ai 2-3 anni di vita, quindi, a mio avviso, va trattato come un intestino delicato (permeabile) con un po’ di cautela, se si vuole fare una vera prevenzione per le patologie in età adulta e avere un bimbo forte, con un buon sistema immunitario. Questo significa dare poco glutine e ben variato (vale anche per gli adulti) con cereali che ne sono naturalmente privi (riso, miglio, grano saraceno, mais), pochissimi latticini, meglio se di capra o pecora, zero carni rosse e zucchero, niente o pochissimo sale; i cibi dovrebbero essere naturali, non trasformati a livello industriale. Il genitore dovrebbe adeguarsi al neonato consumando principalmente creme di cereali o cereali stracotti e tostati (per aumentarne la digeribilità visto che il neonato non ha ancora tutto il bagaglio di enzimi dell’adulto), legumi decorticati , un po’ di ricotta di solo siero, crema di mandorle pelate e tahin, brodo di verdure senza dado e senza sale….. dubito che i genitori, anche i più bravi, riescano ad adeguarsi a questo!
- Fibre: se è vero che il bambino ha una fantastica capacità di autoregolazione è anche vero che all’inizio per lui/lei è tutto nuovo ed emozionante e rischia di mangiare più fibra del dovuto solo per la curiosità di assaggiare… questo può portare a stitichezza paradossa da eccesso di fibre e minor assorbimento di minerali e noi genitori dovremmo avere l’accortezza di fare un passo indietro nello svezzamento proponendo pasti con pochissime fibre o addirittura un giorno di pausa con solo latte materno (o formulato). Va da sè che non è detto che la cosa migliore sia iniziare con la frutta… dipende dal bambino!
- Proteine: lo stesso può accadere per le proteine. Il latte materno soddisfa appieno i fabbisogni del bambino fino anche a un anno e oltre (in epoche passate si allattava per almeno 2-3 anni e addirittura in situazioni di povertà anche fino ai 5-6 anni!) quindi con 3 pasti al giorno e spuntini è un attimo eccedere con le proteine. Un neonato di 10 kg necessita di circa 13-14g di proteine al giorno. 1 L di latte materno ne apporta circa 10g quindi con allattamento a richiesta il fabbisogno è soddisfatto. Una pappa a base di riso e lenticchie apporta circa 2g di proteine quindi pensate se diamo una pasta al ragù e parmigiano! Non voglio incentivare il terrore delle proteine per carità , (anche perché magari ci saranno giorni in cui il bimbo ne mangia di più e altri di meno in base alle necessità), però seconde la Early Protein Hypothesis un eccesso proteico i primi anni di vita (insieme a scarso allattamento materno) porta con più facilità a obesità e aumento di malattie cardiovascolari. Quindi all’inizio meglio usare pochissime proteine, preferendo i legumi decorticati, o addirittura, i primi mesi di svezzamento si può fare una pappa al giorno senza proteine (solo carboidrati e grassi, come ad es. un brodo di verdure con miglio o riso e olio di oliva spremuto a freddo). Inoltre, per quanto riguarda le proteine, teniamo conto che carne e pesce, se non esistessero potenti frullatori, in natura si potrebbero masticare bene solo una volta spuntati i canini, quindi li eviterei fino a quel momento (1 anno e mezzo -2 di solito). È presumibile pensare che forse in natura, in carenza di altro, il neonato mangerebbe cibi difficilmente digeribili solo pre-masticati dai genitori (pratica che in genere non è ben accettata in occidente)
- L’ultimo punto riguarda le consistenze: ben vengano i tagli sicuri e il fatto che i bimbi sperimentino con le mani prendendo dalla tavola ciò che vogliono, ma considerando che all’inizio il cibo migliore è un cereale stracotto con un brodo di verdura e un po’ di olio, alla fin fine non resta che fare una pappa! O al limite delle polpette di cereali. Questo almeno per le prime 2-3 settimane di svezzamento in cui l’Intestino si deve abituare a del cibo diverso dal latte. Poi ovviamente via libera ai pezzi di verdure e pezzi più grandi per allenare la masticazione. Nota bene: per “pappa” intendo un cibo con consistenza cremosa (non di certo le farine confezionate a cui va aggiunta l’acqua: sono poco appetibili e neanche tanto salutari essendo tutte ossidate): se preparate in casa le pappe a base di cereali e brodo non hanno sempre lo stesso sapore e la stessa consistenza, ma saranno frullate in modo grossolano e questo allena comunque la masticazione del/della bimbo/a.
Perplessità sullo svezzamento classico
I baby food sono sicuri dal punto di vista igienico ma sono carenti di alcuni nutrienti come vitamine, minerali e antiossidanti, il gusto e la consistenza sono omologati, sempre uguali e privano i bambini di tutta quell’esperienza sensoriale che solo il cibo “vero” può dare, influenzando il proprio modo di mangiare anche da grandi. Inoltre, come accennavo all’inizio, mangiare cibi sempre uguali e confezionati non permette ai bimbi di sviluppare al meglio le loro abilità motorie.
Attenzione anche al fatto che alcuni prodotti contengono additivi, zuccheri o altre sostanze che possono essere dannose per un organismo in crescita (es. biscotti o “patatine” per neonati).
Diverso è se invece ogni tanto, in emergenza, per praticità, diamo degli omogeneizzati di pura frutta oppure ad es di legumi o, più avanti, di pesce o carne biologici. Possono essere utili se ad esempio di deve affrontare un lungo viaggio.
Conclusione
Non abbiamo ancora certezze su quale sia l’approccio migliore, bisogna basarsi molto sull’istinto dei genitori, sull’osservazione del/della bambino/a senza farsi influenzare troppo dai propri pregiudizi/convinzioni/aspettative, tutto questo avendo alla base un consolidato sano stile di vita da parte dei genitori (se non lo avete è bene iniziare a migliorarlo già molto prima del concepimento!).
Iniziate con il buon senso, offrendo cose facili da deglutire, semplici e separate, in modo che i bimbi possano studiare ogni singolo cibo ed autoregolarsi. Preparate voi le pappe, il più possibile, anche congelando se necessario o chiedendo aiuto a nonni, amici, parenti, vicini di casa o doule.
Se può esservi utile la mia esperienza (non perché sia perfetta, ma perché magari vi può dare qualche spunto) ho iniziato così: piccoli assaggi di centrifughe di carota o mela diluite, qualche pezzo di anguria o melone o pesca (era estate) da succhiare avvolto in un canovaccio pulito, poi qualche pezzo di mela cotta o grattugiata (che ha creato un po’ di stitichezza quindi ho fatto diversi passi “indietro”), riso o miglio stracotti con brodo di diverse verdure e olio, polenta, patate lesse, poi pian piano ho aggiunto lenticchie e piselli decorticati, crema di mandorle 100% o tahin, tofu sbriciolato, tuorlo d’uovo per primo e poi uovo intero, ricotta di solo siero, yogurt di mucca, capra e soia (anche con dentro olio di lino spremuto a freddo e muesli per bambini biologico senza zuccheri) e per tutto l’inverno anche molto avocado italiano e biologico (Norah ne va matta!). Mano a mano che la masticazione migliorava ho introdotto pezzi di pane con lievito madre (anche panbiscotto), pasta di diversi formati (alternando con quella di farro o timilia o senatore cappelli), altri tipi di legumi, farinate, castagnacci, e, ora che è più grande, qualche polpetta di pesce azzurro.
Ha mangiato sempre tutto? Ovviamente no! E non è un problema! A volte mangiava solo 2 cucchiaini e poi si girava verso il seno, altre volte ho dovuto fare il bis o il tris. Le giornate a volte sono regolari, a volte no. Non importa! Anche per noi adulti ogni giorno è diverso. L’importante è che la crescita vada bene (e questo ve lo può dire il/la pediatra).
Ovviamente noi genitori ci siamo adattati il più possibile e abbiamo aggiunto sale, verdure crude e proteine successivamente nei nostri piatti. Nelle sporadiche occasioni sociali in cui siamo usciti a pranzo o avevamo dei commensali abbiamo cercato un compromesso tra il nostro pasto e quello che potevamo proporre a Norah, senza troppe ansie (si tratta appunto di “occasioni”).
Se avete difficoltà o ansia in relazione allo svezzamento potete chiedermi una consulenza personalizzata.
Consiglio per i genitori i seguenti libri (da adattare poi alle proprie esigenze):
Michela Trevisan – Svezzamento secondo natura
Luciano Proietti – I primi 1000 giorni. Manuale di alimentazione naturale e fisiologica dal concepimento ai 2 anni
Ci tengo a specificare che questo articolo è scritto da ME senza ausilio di Intelligenza Artificiale (ci tengo ancora ad usare il cervello!).























