LA VIA DEL BENESSERE

Sono molto fiera ed emozionata nel presentare il mio piccolo progetto per il 2026 🥹:

un viaggio formativo (accessibile a tutti) di 8 lezioni con un team d’eccellenza, i miei collaboratori fidati e i miei maestri 🙏🏻

Un percorso nato dopo l’ennesima visita in cui, con la mia paziente, ci siamo rese conto che lavorare sulla sua alimentazione era solo la punta dell’iceberg… 🗻

Un percorso ideato per chi vuole davvero cambiare, migliorare se stesso/a, prendersi cura di sé e capire qual è, in questo momento, la sua priorità d’intervento! 🤕

Un percorso sulla salute a 360 gradi… 🧭

✨Il percorso completo prevede un prezzo speciale, ancora più agevolato con ISCRIZIONE ENTRO IL 10 DICEMBRE.✨

Ci sarà la possibilità di partecipare ai singoli moduli, a prezzo pieno.

📞 Per info e costi, senza impegno, scrivetemi un whatsapp!

Il percorso inizierà con un minimo di 10 partecipanti e un massimo di 15.

I RELATORI:

Alice Peltran – Biologa Nutrizionista

Laureata in Biotecnologie a Padova e poi in Biologia Applicata alle scienze della nutrizione a Milano, socio fondatore NUPA (Nutrizionisti per l’Ambiente), Master in Coaching Alimentare e laureanda in Scienze Motorie. Lavoro in libera professione a Thiene (VI), facendo consulenze alimentari sia per privati che per aziende.

Veronica Casilli – Biologa Nutrizionista

Laureata in Scienze Naturali e magistrale in Biologia sperimentale ed applicata alla salute umana. Corso Nutritional Sport Consultant presso il CNM di Padova, Psicoalimentazione e pratiche di Alimentazione Gentile (approccio non prescrittivo), scuola di nutrizione pediatrica. Lavoro a Marostica e Thiene (VI), in libera professione.

Luca Festival – Personal Trainer

Laurea in Scienze Motorie, specializzando in nutrizione, praticante fitness da 30 anni, lavoro da 18 anni nell’ambiente. Consulente wellbeing aziendale, formatore fitness. Lavoro a Brendola e Thiene (VI).

Mara Bortoloso – Infermiera e Osteopata D.O. m.ROI

Laureata nel 2009 a Verona come infermiera professionale, ho lavorato in Terapia Intensiva Coronarica (UTIC-
UCIC) e poi come infermiera strumentista in Gruppo Operatorio a Vicenza. Durante il periodo di lavoro in Ospedale,
ho intrapreso gli studi in Osteopatia a Padova conclusi poi nel 2021 con il diploma di Osteopata. Nel 2024 ho conseguito il master di specializzazione che riguarda l’ambito osteopatico femminile (WOMAN: la donna in tutte le fasi della sua vita) e a luglio 2025 il master di Osteopatia pediatrica. Lavoro a Thiene (VI), in libera professione.

Anna Vaccari – Fisioterapista OMT

Laureata in fisioterapia a Padova, con un Master universitario sulla riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici, ha avviato Fisiosfera a Malo). È specializzata nelle problematiche della colonna e cranio-mandibolari e nell’ambito del dolore persistente (cervicalgia/lombalgia cronica, fibromialgia, cefalee…)

Giorgio Renzi – Ortottista , Alice Montagnier – optometrista

Laureato in Ortottica e Assistenza Oftalmologica, Ottica e Optometria. Maggiori info qui: https://www.optometriavicenza.it/

Carlo Pettinelli – Formatore e Coach

Esperienza trentennale come dirigente della funzione Human Resouces in un noto gruppo industriale. Formatore, coach e autore, da oltre vent’anni cura progetti di crescita personale e professionale per privati e aziende. E’ Business e Life Coach, certificato da più scuole, e formatore specializzato nello sviluppo di capacità relazionali. E’ autore di due saggi e di due romanzi di formazione.

Sonia Fioravanti – Psicologa e Neuropsicologa del benessere

Accompagno le persone e gruppi a potenziare equilibrio, energia e consapevolezza attraverso il dialogo tra mente, corpo ed emozioni. Utilizzo tecniche di brain training e Net (neuro emotional technique) con utilizzo di olii essenziali pure e certificati (doTERRA), esercizi mirati a riequilibrare corpo, mente, emozioni.

Ada Nicolin – facilitatrice in Costellazioni Familiari Sistemiche

Educatrice, coordinatore psicopedagogico.
Formazione in Costellazioni Familiari presso il Centro Studi Amasti Mondi di Dina Tommasi. Conduco gruppi e sessioni individuali di costellazioni familiari e laboratori esperenziali.

Mara Pigatto – Consulente sessuale ed esperta in educazione sessuale A.I.S.P.A

Ho lavorato per anni come responsabile di servizi alla persona nell’ambito della disabilità e questo mi ha permesso di approfondire le tematiche dell’affettività e della sessualità anche in questo campo e sono socia dell’Associazione Lovegiver. Mi ritengo molto attiva nel promuovere il diritto all’educazione e alla salute sessuale di tutte le persone, tanto da farne una vera e propria mission. Non ho mai la presunzione di risolvere o far fronte a tutta la complessità della sessualità, perciò mi avvalgo spesso della collaborazione di collegh*, come ad esempio Psicoterapeut*, Sessuolog* Clinic*, Ginecologh*, Urolog* ed Espert* nella riabilitazione del pavimento pelvico. https://www.marapigattobenesseresessuale.com/

Emiliana Molinari – Fisioterapista
Da molti anni mi occupo di riabilitazione del pavimento pelvico.  La mia formazione professionale si è inoltre completata alcuni anni fa con il conseguimento della qualifica di consulente in sessuologia. Lavoro in diversi studi medici in provincia di Vicenza. La salute pelvica mi ha da sempre ispirato grande interesse perché la ritengo di forte impatto sulla salute in generale, sia per le donne che per gli uomini in tutte le fasi della vita. Purtroppo si parla ancora poco di benessere pelvico e sessuale nonostante la sua rilevanza. Nel mio lavoro, oltre al trattamento delle più comuni disfunzioni pelviche come: incontinenza, prolasso degli organi pelvici, stipsi, dolore, vulvodinia, vaginismo e altre disfunzioni sessuali, cerco di promuovere  la conoscenza e l’educazione al benessere pelvico da diversi punti di vista: funzionale, sessuologico e comportamentale. 

Francesco Gramazio – esperto in Psicogenealogia e dinamiche transgenerazionali

Da anni aiuto le persone a leggere i legami profondi dell’albero familiare per trasformare schemi ripetitivi e sbloccare nuove risorse interiori. Integra approcci simbolici, biologici e psicologici in percorsi di crescita e consapevolezza.

Nicoletta Zappa – Medico, Omeopata, Psicoterapista

Laureata in medicina e chirurgia presso l’Università degli studi di Padova nel 1986, è specializzata in anatomia ed istologia patologica presso la II Università Tor Vergata di Roma nel 1991. Ha frequentato L’Accademia Internazionale di Omeopatia Classica di Alonissos (Grecia) conseguendo il diploma nel 2000. Lavora in qualità di omeopata presso il Centro di Omeopatia Classica di Thiene dal 2003. Psicoterapeuta junghiano diplomata presso CIPA centro junghiano e master in terapia adolescenza e sand play. Attualmente riceve a Padova e Zanè (VI).

Mariagrazia Caruso – Psicologa e Psicoterapeuta

Si è specializzata in Psicoterapia Funzionale Corporea. Inoltre, ha formazione in approcci quali Acceptance and Commitment Therapy (ACT), Compassion Focused Therapy (CFT) e pratiche di Mindfulness e Mindfuleating. Si rivolge ad adulti e giovani adulti con interventi di sostegno psicologico e psicoterapia individuale, crescita personale, consulenze genitoriali per bambini 0-6 anni. Altre aree di intervento includono: ansia, attacchi di panico, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, insonnia, stress, problematiche legate all’alimentazione (fame nervosa), supporto nei cambiamenti di vita, genitorialità, psicoterapia, consulenze sulla relazione con il sonno del neonato/bambino, mindful-eating, mindfulness, e altre forme di accompagnamento psicologico. Lavora a Marano Vicentino.

Rosy Pigatto – cuoca vegana e cucina naturale

mi avvicino al biologico e alla cucina naturale nei primi anni 90, partecipando e organizzando corsi di cucina nell’ambito del mio lavoro presso un negozio di prodotti biologici per più di 20 anni.
Nel 2017 per sei mesi gestisco la preparazione dei pasti presso il Bistrot NaturaSì di Thiene. Mi diplomo nel 2019 cuoca vegana, certificata presso l’accademia di cucina AltroCiboAcademy. Negli anni successivi continuo la mia formazione anche con altri docenti.

La mia idea di svezzamento

Ho iniziato a scrivere quest’articolo all’inizio dello svezzamento, o alimentazione complementare, della piccola Norah (agosto-settembre 2024)… e l’ho concluso ora! Ahaha, meglio tardi che mai, ma si sa… da mamma si fa quel che si può.

Il mio intento è di fare una riflessione e spiegarvi perché, da mamma-nutrizionista, non sono completamente favorevole al famoso auto svezzamento e nemmeno allo svezzamento definito “classico” con baby food confezionati.

Per cominciare ribadisco, ormai lo dicono tutti, che i neonati devono prendere solo latte fino ad ALMENO 6 mesi, ovviamente meglio se latte materno! E questo non lo dico solo perché l’ha dichiarato l’OMS, ma anche perché se osserviamo i mammiferi (categoria di cui facciamo parte) notiamo che i cuccioli vengono allattati a lungo, stanno a stretto contatto con la mamma (mamm-iferi), dormono con lei, sono completamente dipendenti da lei finché non diventano autonomi. L’essere umano è tra quegli animali che guadagnano l’autonomia molto tardi, quindi… perché ancora sento dire che il latte materno è un “vizio”?? Il latte materno è l’alimento fisiologico e idoneo per il bambino fino a quando lo vorrà! E no, non servono nemmeno tisane di finocchio, camomilla o orzo per le coliche (tra l’altro non sappiamo se le coliche siano effettivamente dovute all’aria nel pancino e/o se il neonato abbia necessità di contatto o altro).

Fino ai primi del ‘900 si svezzava completamente verso i 2 anni, le prime pappe (es. zuppa di pane e aglio) si davano verso gli 8-9 mesi; solo dagli anni ’70 è iniziata una certa fretta nel togliere il “vezzo” del latte materno (le mamme dovevano tornare al lavoro e sopratutto gli interessi intorno al baby-food crescevano).

Ci sono molte testimonianze di mamme che hanno allattato esclusivamente al seno anche fino al 9°-10° mese senza causare nessun danno, anzi! Quindi in primis… NIENTE FRETTA! Si può iniziare l’alimentazione complementare con calma dopo il 6°-7° mese (ma anche oltre) e all’inizio si tratterà solo di far fare qualche assaggino.

L’importante è personalizzare, osservare i bimbi (che ovviamente devono essere pronti, aver perso il riflesso di estrusione e stare seduti da soli), lasciatevi guidare da loro che si sanno autoregolare meglio di noi adulti!

Non ci sono controindicazioni nell’assunzione di latte materno, mentre ce ne sono molte nel consumo di cibo (es. zuccheri, coloranti e additivi, prodotti confezionati, ecc.), sopratutto se introdotti precocemente.

Se non riuscite ad allattare vi consiglio spassionatamente di contattare una consulente allattamento perché:

1) allattare non deve arrecare dolore o essere uno stress (sicuramente faticoso ma non stressante)

2) è veramente raro che una mammifera non produca latte (in natura significherebbe condannare a morte la propria prole)!! Se questo accade probabilmente è a causa di un attacco sbagliato o altri fattori che sarebbero facilmente risolvibili con degli accorgimenti, se ci fosse più conoscenza e supporto. Sento troppo spesso la frase “non avevo abbastanza latte e ho dovuto dare l’aggiunta”. Tra le altre cose è molto importante arrivare al parto in buona salute, avendo curato il proprio stile di vita (alimentazione, movimento, gestione dello stress) già prima del concepimento, anche se non è mai troppo tardi per iniziare. 

Ad ogni modo, se nonostante questi accorgimenti la donna non vuole o non può allattare allora consiglio vivamente di rivolgersi alla Leche Ligue (https://www.lllitalia.org/), contattare una consulente e chiedere se è possibile farsi donare del latte da altre mamme, in modo da dare al/alla vostro/a bimbo/a il miglior nutrimento possibile. Se ciò non fosse possibile allora ovviamente toccherà ripiegare su latte formulato (che sia almeno biologico e, se il/la neonato/a dovesse avere disturbi digestivi potete anche provare quelli vegetali FORMULATI).

Dopo questa lunga premessa…

L’autosvezzamento è il “metodo” che oggi va per la maggiore (quando’ero piccola io invece andavano di moda la farina lattea e i plasmon nel biberon… mi vengono i brividi solo a pensarci). Parlo di mode perché purtroppo anche la medicina spesso è così, va a mode più che a evidenze scientifiche. 

Cosa sappiamo sullo svezzamento?

Non molto in realtà…

Sappiamo che i primi 1000 giorni di vita sono un momento cruciale per lo sviluppo poiché diversi fattori epigenetici che avvengono in questo periodo possono influenzare la salute fisica, emotiva e socio-emozionale futura. Un corretto approccio all’alimentazione complementare influenza il comportamento alimentare e altre malattie croniche come l’obesità, le allergie, la celiaca e il diabete di tipo 1. L’autosvezzamento o Baby Led Weaning sembra essere associato ad un miglior approccio con il cibo e rende il/la bimbo/a meno schizzinoso/a rendendo il momento del pasto divertente. In uno studio addirittura si è visto che questo approccio migliora le abilità motorie, i movimenti grossi e quelli fini (grazie alla manualità che il/la bimbo/a acquisisce maneggiando il cibo e alla coordinazione lingua-bocca). Per contro sembra che il rischio di soffocamento da corpo estraneo sia maggiore con l’autosvezzamento (anche se non ci sono forti evidenze) quindi è necessario un controllo costante da parte dei genitori riguardo il tipo di cibo proposto e il momento in cui è proposto (es. se il bimbo ha o meno certe abilità).

Per questo insisto sull’ìinizare molto gradualmente, osservando il/la bimbo/a.

L’autosvezzamento proposto in Italia dal dott. Piermarini, pur incentivando l’uso delle mani, include anche il cucchiaino e l’uso di cibi frullati/cremosi e si basa piuttosto sull’osservazione e l’attenzione alle richieste del bambino seguiti da una pronta risposta da parte dei genitori.

Quindi l’autosvezzamento è sicuramente l’approccio più idoneo in base alle nostre conoscenze attuali, ma…

Le mie perplessità sull’autosvezzamento:

  • La prima perplessità è che per fare autosvezzamento l’alimentazione dei genitori dev’essere sana e, ve lo dico per esperienza, non è quasi mai così! Molti genitori pensano di avere una dieta sana perché magari mangiano molte verdure e bilanciano i pasti con carboidrati, proteine e grassi ma la qualità del cibo è discutibile. Pochissimi acquistano cibo di stagione, locale, biologico, ben bilanciato e troppo spesso vedo bambini molto piccoli che mangiano pizza, pasta al ragù, cotolette o patatine!
  • In secondo luogo non è proprio corretto dire che il bambino può mangiare di tutto, sopratutto se è ai primissimi assaggi: l’apparato digerente nell’essere umano matura completamente (e diventa come l’adulto) intorno ai 2-3 anni di vita, quindi, a mio avviso, va trattato come un intestino delicato (permeabile) con un po’ di cautela, se si vuole fare una vera prevenzione per le patologie in età adulta e avere un bimbo forte, con un buon sistema immunitario. Questo significa dare poco glutine e ben variato (vale anche per gli adulti) con cereali che ne sono naturalmente privi (riso, miglio, grano saraceno, mais), pochissimi latticini, meglio se di capra o pecora, zero carni rosse e zucchero, niente o pochissimo sale; i cibi dovrebbero essere naturali, non trasformati a livello industriale. Il genitore dovrebbe adeguarsi al neonato consumando principalmente creme di cereali o cereali stracotti e tostati (per aumentarne la digeribilità visto che il neonato non ha ancora tutto il bagaglio di enzimi dell’adulto), legumi decorticati , un po’ di ricotta di solo siero, crema di mandorle pelate e tahin, brodo di verdure senza dado e senza sale….. dubito che i genitori, anche i più bravi, riescano ad adeguarsi a questo!
  • Fibre: se è vero che il bambino ha una fantastica capacità di autoregolazione è anche vero che all’inizio per lui/lei è tutto nuovo ed emozionante e rischia di mangiare più fibra del dovuto solo per la curiosità di assaggiare… questo può portare a stitichezza paradossa da eccesso di fibre e minor assorbimento di minerali e noi genitori dovremmo avere l’accortezza di fare un passo indietro nello svezzamento proponendo pasti con pochissime fibre o addirittura un giorno di pausa con solo latte materno (o formulato). Va da sè che non è detto che la cosa migliore sia iniziare con la frutta… dipende dal bambino!
  • Proteine: lo stesso può accadere per le proteine. Il latte materno soddisfa appieno i fabbisogni del bambino fino anche a un anno e oltre (in epoche passate si allattava per almeno 2-3 anni e addirittura in situazioni di povertà anche fino ai 5-6 anni!) quindi con 3 pasti al giorno e spuntini è un attimo eccedere con le proteine. Un neonato di 10 kg necessita di circa 13-14g di proteine al giorno. 1 L di latte materno ne apporta circa 10g quindi con allattamento a richiesta il fabbisogno è soddisfatto. Una pappa a base di riso e lenticchie apporta circa 2g di proteine quindi pensate se diamo una pasta al ragù e parmigiano! Non voglio incentivare il terrore delle proteine per carità , (anche perché magari ci saranno giorni in cui il bimbo ne mangia di più e altri di meno in base alle necessità), però seconde la Early Protein Hypothesis un eccesso proteico i primi anni di vita (insieme a scarso allattamento materno)  porta con più facilità a obesità e aumento di malattie cardiovascolari. Quindi all’inizio meglio usare pochissime proteine, preferendo i legumi decorticati, o addirittura, i primi mesi di svezzamento si può fare una pappa al giorno senza proteine (solo carboidrati e grassi, come ad es. un brodo di verdure con miglio o riso e olio di oliva spremuto a freddo). Inoltre, per quanto riguarda le proteine, teniamo conto che carne e pesce, se non esistessero potenti frullatori, in natura si potrebbero masticare bene solo una volta spuntati i canini, quindi li eviterei fino a quel momento (1 anno e mezzo -2 di solito). È presumibile pensare che forse in natura, in carenza di altro, il neonato mangerebbe cibi difficilmente digeribili solo pre-masticati dai genitori (pratica che in genere non è ben accettata in occidente)
  • L’ultimo punto riguarda le consistenze: ben vengano i tagli sicuri e il fatto che i bimbi sperimentino con le mani prendendo dalla tavola ciò che vogliono, ma considerando che all’inizio il cibo migliore è un cereale stracotto con un brodo di verdura e un po’ di olio, alla fin fine non resta che fare una pappa! O al limite delle polpette di cereali. Questo almeno per le prime 2-3 settimane di svezzamento in cui l’Intestino si deve abituare a del cibo diverso dal latte. Poi ovviamente via libera ai pezzi di verdure e pezzi più grandi per allenare la masticazione. Nota bene: per “pappa” intendo un cibo con consistenza cremosa (non di certo le farine confezionate a cui va aggiunta l’acqua: sono poco appetibili e neanche tanto salutari essendo tutte ossidate): se preparate in casa le pappe a base di cereali e brodo non hanno sempre lo stesso sapore e la stessa consistenza, ma saranno frullate in modo grossolano e questo allena comunque la masticazione del/della bimbo/a.

Perplessità sullo svezzamento classico

I baby food sono sicuri dal punto di vista igienico ma sono carenti di alcuni nutrienti come vitamine, minerali e antiossidanti, il gusto e la consistenza sono omologati, sempre uguali e privano i bambini di tutta quell’esperienza sensoriale che solo il cibo “vero” può dare, influenzando il proprio modo di mangiare anche da grandi. Inoltre, come accennavo all’inizio, mangiare cibi sempre uguali e confezionati non permette ai bimbi di sviluppare al meglio le loro abilità motorie. 

Attenzione anche al fatto che alcuni prodotti contengono additivi, zuccheri o altre sostanze che possono essere dannose per un organismo in crescita (es. biscotti o “patatine” per neonati).

Diverso è se invece ogni tanto, in emergenza, per praticità, diamo degli omogeneizzati di pura frutta oppure ad es di legumi o, più avanti, di pesce o carne biologici. Possono essere utili se ad esempio di deve affrontare un lungo viaggio.

Conclusione

Non abbiamo ancora certezze su quale sia l’approccio migliore, bisogna basarsi molto sull’istinto dei genitori, sull’osservazione del/della bambino/a senza farsi influenzare troppo dai propri pregiudizi/convinzioni/aspettative, tutto questo avendo alla base un consolidato sano stile di vita da parte dei genitori (se non lo avete è bene iniziare a migliorarlo già molto prima del concepimento!).

Iniziate con il buon senso, offrendo cose facili da deglutire, semplici e separate, in modo che i bimbi possano studiare ogni singolo cibo ed autoregolarsi. Preparate voi le pappe, il più possibile, anche congelando se necessario o chiedendo aiuto a nonni, amici, parenti, vicini di casa o doule. 

Se può esservi utile la mia esperienza (non perché sia perfetta, ma perché magari vi può dare qualche spunto) ho iniziato così: piccoli assaggi di centrifughe di carota o mela diluite, qualche pezzo di anguria o melone o pesca (era estate) da succhiare avvolto in un canovaccio pulito, poi qualche pezzo di mela cotta o grattugiata (che ha creato un po’ di stitichezza quindi ho fatto diversi passi “indietro”), riso o miglio stracotti con brodo di diverse verdure e olio, polenta, patate lesse, poi pian piano ho aggiunto lenticchie e piselli decorticati, crema di mandorle 100% o tahin, tofu sbriciolato, tuorlo d’uovo per primo e poi uovo intero, ricotta di solo siero, yogurt di mucca, capra e soia (anche con dentro olio di lino spremuto a freddo e muesli per bambini biologico senza zuccheri) e per tutto l’inverno anche molto avocado italiano e biologico (Norah ne va matta!). Mano a mano che la masticazione migliorava ho introdotto pezzi di pane con lievito madre (anche panbiscotto), pasta di diversi formati (alternando con quella di farro o timilia o senatore cappelli), altri tipi di legumi, farinate, castagnacci, e, ora che è più grande, qualche polpetta di pesce azzurro.

Ha mangiato sempre tutto? Ovviamente no! E non è un problema! A volte mangiava solo 2 cucchiaini e poi si girava verso il seno, altre volte ho dovuto fare il bis o il tris. Le giornate a volte sono regolari, a volte no. Non importa! Anche per noi adulti ogni giorno è diverso. L’importante è che la crescita vada bene (e questo ve lo può dire il/la pediatra).

Ovviamente noi genitori ci siamo adattati il più possibile e abbiamo aggiunto sale, verdure crude e proteine successivamente nei nostri piatti. Nelle sporadiche occasioni sociali in cui siamo usciti a pranzo o avevamo dei commensali abbiamo cercato un compromesso tra il nostro pasto e quello che potevamo proporre a Norah, senza troppe ansie (si tratta appunto di “occasioni”).

Se avete difficoltà o ansia in relazione allo svezzamento potete chiedermi una consulenza personalizzata.

Consiglio per i genitori i seguenti libri (da adattare poi alle proprie esigenze): 

Michela Trevisan – Svezzamento secondo natura

Luciano Proietti – I primi 1000 giorni. Manuale di alimentazione naturale e fisiologica dal concepimento ai 2 anni 

Ci tengo a specificare che questo articolo è scritto da ME senza ausilio di Intelligenza Artificiale (ci tengo ancora ad usare il cervello!).

Avviso importante: maternità

Comunico che da febbraio 2024 (salvo imprevisti ovviamente…) inizierà il mio periodo di maternità, quindi sarò operativa in studio fino a fine gennaio 2024 e riprenderò in data da definirsi. Nel frattempo se qualcuno volesse comunque iniziare il percorso nutrizionale troverà una cara amica e collega, anche lei membro di NUPA (NUtrizionisti Per l’Ambiente) a sostituirmi, la Dott.ssa Veronica Casilli. Per appuntamenti al momento potete comunque scrivere al mio numero e vi metterò in contatto con lei. Grazie per la comprensione 🙂

Shiatsu e Consuelling

Ho deciso di ospitare nel mio studio due persone, per me molto valide , per farvele conoscere e nel contempo dare un servizio in più ai miei pazienti!

Una di queste persone è un operatore shiatsu, diplomato alla scuola I.R.T.E. e che si è avvicinato a questa disciplina come hobby, scoprendo una grande passione.

Lo Shiatsu è un trattamento manuale, originario del Giappone, che ha lo scopo di ripristinare il corretto flusso dei meridiani energetici dell’organismo contribuendo ad un generale stato di benessere psico-fisico dell’individuo.

L’altra persona sta frequentando la scuola Gestalt di Torino e, per concludere gli studi e diventare ufficialmente una Consuellor abilitata, necessita di svolgere un tirocinio di 150 ore, eseguendo delle sedute gratuite.

Il Counselling è una “relazione d’aiuto”. Essa consiste nell’applicazione da parte del professionista di un insieme di tecniche, abilità e competenze tese a facilitare il Cliente nell’uso delle sue risorse personali, affinché questi possa trovare la soluzione per un bisogno che crea disagio esistenziale e per migliorare complessivamente la qualità della sua vita. NON si tratta di psicoterapia e/o cura sanitaria.

Entrambi gli eventi sono GRATUITI, con prenotazione obbligatoria a me (cel. 333 6525082, email alicepeltran@yahoo.it)

Novità 2023: composizione corporea, sistema nervoso e variabilità cardiaca

L’obiettivo di questo articoletto è spiegarvi le novità del 2023. Diciamo che la befana mi ha messo nella calza una bella sorpresa: due nuovi strumenti utili per analizzare lo stato di salute dei miei pazienti 😉

L’argomento è molto più complesso di quello che sembra e la sfida è riuscire far capire alle persone l’utilità di queste misure, in modo semplice…spero di riuscirci!

Partiamo dalla base…

Per composizione corporea s’intende la misura delle varie componenti del nostro corpo. Quando ci pesiamo sulla bilancia vediamo un numero, cioè il valore di quanto pesa il nostro intero organismo, ma non sappiamo di cosa è fatto quel numero!

Capire come è distribuito il nostro peso è di fondamentale importanza per valutare lo stato di salute della persona, definire gli obiettivi e gli interventi da fare (per approfondire potete leggere qui).

Faccio un esempio banale: uomo di 80 kg con molta massa muscolare (es. bodybuilder) risulterà sovrappeso anche se in realtà la massa grassa è molto bassa, mentre se un uomo pesa 80 kg con poco muscolo e molto grasso (es. impiegato sedentario) sarà effettivamente sovrappeso (anzi, sarebbe meglio dire “sovra-grasso”). Quindi a parità di peso possiamo essere molto diversi!

In un percorso nutrizionale e di allenamento capire come varia il peso è importantissimo: se si perde più muscolo che grasso il metabolismo rallenta, aumenta lo stato infiammatorio e peggiora quindi la salute! Questo accade di frequente quando si perdono troppi kg in poco tempo (più di 3 kg al mese) e si deperisce invece che dimagrire (il classico caso della persona che perdendo peso si “svuota” e diventa flaccida e tendenzialmente triste e stanca).

Come si può misurare la composizione corporea?

Esistono diversi metodi: l’autopsia (fortemente sconsigliata :p ), il macchinario DEXA (densitometria a raggi X, considerato il “gold standard”), tecniche che usano materiali radioattivi, densitometria, pletismografia ad aria… insomma, tutte metodiche molto complicate da fare, invasive e costose, anche se precise.

I metodi più semplici invece consistono in dispositivi bioelettirici (praticamente degli strumenti simili all’elettrocardiogramma) che misurano l’impendenza corporea (cioè la resistenza che oppone il corpo umano al passaggio di corrente alternata).

Questi strumenti (che si chiamano bioimpedenziometri) sono più veloci e non invasivi, in grado di fornire comunque dati abbastanza precisi, validati da numerose pubblicazioni scientifiche.

Tra questi bioimpedenziometri alcuni sono molto economici, ma molto imprecisi (soprattutto se la persona si misura in piedi) altri invece sono molto più costosi e con precisione molto elevata (in questo caso la persona si misura distesa, come in figura).

Scegliere il bioimpedenziometro ideale non è semplice: in commercio ne esistono molti, di ottima qualità, con caratteristiche tecniche diverse e gli studi scientifici a riguardo sono spesso contrastanti.

Piccolo approfondimento tecnico che mi permette di farvi capire la mia scelta:

Esistono bioimpedenziometri che funzionano in monofrequenza (cioè fanno passare una singola corrente alternata di 50 kHz) e in multi frequenza (cioè che inviano più correnti alternate, in genere dai 5 ai 250 KHz).

Quelli in monofrequenza si basano sul presupposto che una corrente alternata di 50 kHz passa attraverso la maggior parte dei tessuti corporei fornendo una buona stima della TBW (total body water – acqua corpora totale) e della FFM (fat free mass – massa magra). Inoltre gli strumenti in monofrequenza sono i più “anziani”, sviluppati a partire dagli anni ’80 e con molta letteratura scientifica di riferimento.

I dispositivi in multifrequenza, invece, sono nati all’incirca negli anni ’90 e permettono di identificare meglio come è distribuita l’acqua corporea (cioè quanta intra – ICW e quanta extracellulare- ECW). Questo li rende più adatti alla misura di soggetti patologici (la quantità di ECW è predittiva dello stato di salute).

Difficile stabilire quale dei due sia la metodica migliore…

Quindi, dopo anni di riflessioni, ho deciso di prendere entrambi gli strumenti! Questo mi permette di individuare più facilmente gli errori di misurazione e di valutare in modo preciso e sofisticato le variazioni corporee durante il percorso. Di conseguenza posso agire sul paziente con terapie/comportamenti mirati e valutare nel tempo se le terapie in atto stanno portando o meno a dei reali benefici.

Segnalo alcuni dei parametri forniti dai due impedenziometri, giusto per far capire la moltitudine di dati rilevata:

– TBW, ICW, ECW (acqua corporea totale, intra ed extra cellulare)

– FFM (massa magra) che comprende muscolo e organi

– FM (massa grassa) che comprende grasso intramuscolare, grasso addominale e grasso sottocutaneo

– ANGOLO DI FASE PA – parametro elettrico correlato allo stato di salute, alla forza e alla qualità della massa muscolare

– HPA Axis Index ( andamento circadiano dell’espressione degli ormoni dello stress, cioè posso capire se il rilascio di cortisolo giornaliero rispetta i ritmi naturali o no)

– ECM ( matrice extracellulare, sede delle “tossine” corporee e degli scambi tra cellule)

– T-score per valutare la densità dell’osso

Metabolismo basale, cioè kcal bruciate a riposo

– Metabolismo degli organi (cervello, fegato, reni, ecc.)

– Quantità di proteine totali

– Quantità di minerali

Stato infiammatorio generale

– … e molti altri…

Alcuni report di esempio:

Le 3 schermate mostrano un caso di una persona sottopeso, con poca massa muscolare e massa grassa nella norma, con stato infiammatorio alto (ECW alta, angolo di fase basso).

Ma non siamo solo corpo…

Ormai sappiamo con certezza che c’è una correlazione tra psiche-cervello-organo, cioè mente e corpo sono una cosa sola.

È una correlazione che per certi versi è facile da individuare, ma sulla quale è difficile lavorare poiché un professionista non potrà mai fare il lavoro al posto del paziente, conoscere tutta la sua storia personale e il suo percepito.

Ci sono però degli strumenti che permettono, se non altro, di prendere consapevolezza della propria situazione. Da un lato lo studio di discipline considerate “alternative” ma che si sono dimostrate efficaci (come la medicina tradizionale cinese, le 5 leggi biologiche di Hamer, la riflessologia, ecc.) e permettono di identificare l’area dove cercare il problema che poi si ripercuote, sotto forma di sintomo, sull’organismo. Dall’altro si può lavorare sull’umore e il sistema nervoso con la respirazione corretta e con alcuni cambiamenti sullo stile di vita e l’alimentazione.

Il dispositivo medico PPG STRESS FLOW permette l’analisi, il monitoraggio e il biofeedback del sistema nervoso autonomo (cioè quello simpatico e parasimpatico) e della variabilità della frequenza cardiaca (in parola povere: quanto varia il nostro battito cardiaco nel tempo). Si tratta di una misurazione pletismografica che in totale dura circa 10-15 minuti, non è dolorosa ne invasiva, si applicano semplicemente due “pinze” (simili a quella in foto) su indice destro e sinistro, che rilevano tutti i dati in pochi minuti.

A cosa serve il ppg stress flow?

dal sito: http://www.biotekna.com

• Monitoraggio della sindrome generale di adattamento e dei disturbi correlati allo stress;

• Diagnostica e monitoraggio dei disturbi infiammatori cronici e delle patologie autoimmuni;

• Analisi delle espressioni psicologiche e delle emozioni;

• Aumento della performance sportiva;

• Longevità e performance psicofisica.

Spiegato semplice semplice, mi permette di analizzare in modo scientifico l’alto livello di stress psicofisico (che dilaga nell’attuale società) e i livelli di infiammazione corporea.

Inoltre, tramite lo strumento, posso dare al paziente una sorta di piccola “terapia respiratoria” per correggere eventuali squilibri.

So che molti non capiranno e/o non accetteranno la mia scelta di rendere le consulenze così dettagliate, ma l’intento è quello di dare un servizio più ampio e completo possibile. La corretta nutrizione, pur essendo parte fondamentale, essenziale per il benessere, da sola non è sufficiente a riequilibrare la persona che va valutata a tutto tondo e accompagnata nella ricerca della sua salute e del suo equilibrio, anche grazie ai diversi professionisti con cui collaboro (personal trainer, psicologa, fisioterapista/osteopata).

Spesa con la Nutrizionista!

SABATO 24 SETTEMPRE dalle 9:30 alle 11 insegnerò come fare una spesa sana, biologica, bilanciata, sostenibile e al più basso costo possibile!

Ritrovo alle 9:30 presso il bistrot dell’Incontro Natura Sì per una breve introduzione sul piatto sano e un caffè/colazione assieme. Si proseguirà poi con il giro all’interno del negozio.

Evento gratuito offerto dall’Incontro Natura Sì, su prenotazione (presso il negozio, massimo 5 persone).

Il negozio si trova in via Val Posina 35, Thiene 36016.

Lo zucchero fa ingrassare?

Una delle prime indicazioni che dò in un percorso nutrizionale è quella di eliminare totalmente lo zucchero e spesso mi viene chiesto se esiste un’alternativa da usare ad esempio nel caffè o per preparare dei dolcetti più sani.

La risposta è “NOOOOOO, vade retro Satana!” 😀

Scherzi a parte, non esiste “un’alternativa” allo zucchero, per il semplice motivo che lo zucchero da tavola (saccarosio) non è un nutriente indispensabile per la salute, anzi!

Diverso è se si parla di zuccheri intesi come carboidrati, naturalmente presenti negli alimenti. In questo caso ci si riferisce ad un’ampia categoria di cibi che comprende: carboidrati semplici (chiamati anche “zuccheri” ed è qui che nascono gli equivoci…) e carboidrati complessi.

I carboidrati semplici o “zuccheri” sono sostanze composte da 1 o 2 molecole (mono- e di-saccaridi) come il glucosio, il fruttosio, galattosio, il lattosio, il saccarosio (chè è lo zucchero da tavola) oppure da catene di zuccheri un po’ più lunghe chiamate oligosaccaridi (es. maltodestrine).

I carboidrati complessi invece sono lunghe o lunghissime catene di zuccheri, che formano delle strutture per l’appunto complesse (amidi, fibre, glicogeno). Questi, per essere digeriti, vengono rotti in pezzi più piccoli dal nostro apparato digerente e sono, quindi, assimilati più lentamente (indice glicemico minore rispetto agli zuccheri semplici).

Tornando allo “zucchero” inteso come zucchero da tavola (saccarosio), non si può dire che fa male perchè in realtà nessun alimento da solo fa male di per sé.. dipende tutto dalla dose, dal contesto, dalla frequenza di assunzione. Certo è che, IN GENERALE, meno se ne consuma e meglio è.

Il nostro corpo non ha nessuna necessità di prendere carboidrati da zuccheri aggiunti ed è per questo che nella Healthy Eating Pyramid (Piramide del mangiar sano di Harvard) i dolci e le bevande zuccherate si trovano al vertice, a indicare che andrebbero consumati il meno possibile, solo occasionalmente e in via del tutto facoltativa.

Harvard – School of Public Health

Infatti gli zuccheri aggiunti non apportano benefici per la salute, sono calorie così dette “vuote” perché, pur avendo un potere energetico, non portano con sé vitamine, minerali, antiossidanti o altre sostanze bioattive.

L’AHA (American Heart Association) consiglia di non superare i 6 cucchiaini al giorno di zucchero aggiunto (24g) per le donne e i 9 cucchiaini (36g) per gli uomini. Dai 2 ai 18 anni sono consigliati meno di 6 cucchiaini al giorno mentre è proprio sconsigliato l’utilizzo di zucchero sia in forma liquida che solida nei primi 2 anni di vita.

Le linee guida dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) riportano queste raccomandazioni:

  1. Ridurre l’introito di zuccheri il più possibile per tutto il corso della vita.
  2. Sia nei bambini che negli adulti, di stare al di sotto della soglia del 10% delle kcal derivate da zuccheri nella giornata. Quindi se prendiamo come esempio un fabbisogno giornaliero di 2000 kcal abbiamo a disposizione 200 kcal da zuccheri (ovvero 50g al giorno).
  3. Suggerisce inoltre, sebbene in questo caso vi siano meno evidenze, che sarebbe meglio stare al di sotto della soglia del 5% di kcal giornaliere derivate da zuccheri (quindi su 2000 kcal parliamo di 25g).

In questo caso, però, per “zuccheri” si intendono tutti i monosaccaridi e disaccaridi aggiunti ai cibi (es. in quelli confezionati) e anche quelli NATURALMENTE PRESENTI in miele, sciroppi, succhi di frutta e concentrati di frutta.

L’OMS specifica che queste raccomandazioni sono basate su evidenze scientifiche che mettono in relazione l’assunzione di zuccheri con il peso corporeo e le carie dentali; l’eccesso di peso correlato con l’assunzione di zuccheri è il risultato di un ECCESSO CALORICO.

Quindiiiiii…… è l’eccesso calorico che fa ingrassare! Consumando molti zuccheri semplici è facile eccedere con le calorie a causa dei ripetuti picchi glicemici durante la giornata che portano ad avere più fame e voglia di carboidrati. Inoltre, essendo calorie vuote, resta quella che viene definita “fame cellulare”, cioè la fame di nutrienti essenziali (come vitamine e minerali fondamentali per le funzioni cellulari) che porta inconsciamente il cervello a cercare più cibo. Lo zucchero da solo non fa ingrassare (come nessun alimento preso singolarmente!) ma porta ad un complesso di comportamenti che facilmente inducono a ingrassare.

Facciamo qualche conteggio giusto per farci un’idea…

1 cucchiaino di zucchero corrisponde a circa 4g. In una lattina di bibita gassata ci sono circa 30-40g di zucchero il che significa che bevendo una sola lattina al giorno di coca cola o aranciata si raggiunge quasi la quota giornaliera a disposizione. 30-40g di zucchero equivalgono a circa 8-10 cucchiaini… pensate…Mettereste mai 10 cucchiaini di zucchero in un bicchiere d’acqua?? Eppure c’è chi beve 1 L di bibite al giorno come se niente fosse… (cioè 30 cucchiaini!).

Faccio l’esempio di una giornata-tipo che mi viene raccontata di frequente in studio:

COLAZIONE: caffè-latte con 1 cucchiaino di zucchero, 4-5 biscotti

SPUNTINO MATTINA: 1 frutto, 1 caffè con 1 cucchiaino di zucchero

PRANZO: 1 piatto di pasta al pomodoro con grana, 1 caffè con 1 cucchiaino di zucchero. Olio di oliva.

SPUNTINO POMERIGGIO: 1 yogurt alla frutta magro

CENA: carne o pesce con verdure e un pezzetto di pane. Olio di oliva.

DOPO CENA, quando viene voglia di qualcosina di dolce: un piccolo gelato.

Totale calorie: 2000 circa con carboidrati totali 255g, di cui zuccheri 117g (più del doppio rispetto a quanto consigliato dall’OMS, ovvero 50g su 2000 kcal). Quantità di zuccheri aggiunti stimata in questa giornata-tipo: tra i 50 e i 60g (circa 14 cucchiaini). Secondo l’AHA questa donna ha consumato circa 8 cucchiaini in più al giorno di zucchero aggiunto (cioè 56 cucchiaini a settimana = circa 900 kcal in più a settimana = 1,3 etti di grasso in più a settimana = 0,5 kg di grasso in più al mese).

So che il mezzo kg di massa grassa in più al mese resterà più impresso nella mente rispetto agli 8 cucchiaini in più al giorno di zucchero!

Pensate ad un bambino di 5-6 anni che dovrebbe stare ben al di sotto dei 6 cucchiaini di zucchero al giorno e che spesso, invece, vedo mangiare “come un adulto” ,bevendo anche un bel bicchierone di tè freddo o aranciata e magari un dolcetto a merenda e dei biscotti a colazione!

Zucchero nascosto

Anche se la maggior parte di noi consuma zucchero principalmente aggiunto alle bevande o nei dolci, bisogna fare attenzione anche a quello aggiunto nei prodotti confezionati “insospettabili” (es. fette biscottate, yogurt, cereali da colazione, ma anche salumi, prodotti in lattina, ecc.).

Qualche esempio:

Cereali da colazione integrali (considerati sani):

Immagine da: https://ilfattoalimentare.it/mortadella-bologna-igp-citterio-esselunga.html

Attenzione: nelle etichette dei prodotti industriali lo zucchero si trova anche con altri nomi o forme (ma con lo stesso effetto sull’organismo): sciroppo di glucosio, sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero invertito, saccarosio, destrosio, destrina, glucosio, sciroppo di mais, sciroppo di caramello o caramello E150, zucchero di cocco o d’uva, sciroppo di riso, maltodestrine e chi più ne ha più ne metta!

Altra dicitura ingannevole: zucchero di canna. Per molti “di canna” significa “integrale” ma non è così… lo zucchero può essere di canna da zucchero o di barbabietola da zucchero. Entrambi possono poi essere raffinati (bianchi) o lasciati grezzi (integrali). L’unico vantaggio dello zucchero integrale (che non è quello un po’ colorato delle bustine del bar, ma è quello marrone intenso, dal sapore simile alla liquirizia, a grani un po’ più grossi) è che non è completamente “vuoto” ma contiene un po’ di minerali.

Zucchero e microbioma intestinale

Non meno importante rispetto all’effetto sul peso corporeo è l’effetto di una dieta ricca di zuccheri sulla composizione dei nostri amici, i batteri intestinali.

Come si legge in questo articolo, topi nutriti con diete ricche di zuccheri sono più suscettibili all’infiammazione del colon indotta rispetto a topi alimentati con una dieta normale. Gli zuccheri hanno alterato la composizione del microbiota intestinale, aumentando i livelli di batteri come Akkermansia muciniphila, che è stato correlato all’infiammazione intestinale ed è noto per la produzione di enzimi che possono degradare lo strato di muco che protegge il rivestimento dell’intestino.

I risultati suggeriscono che una dieta ad alto contenuto di zucchero cambia la composizione microbica intestinale, predisponendo o esacerbando la colite. Il nostro studio mostra quindi chiaramente l’importanza della dieta in termini di prevenzione.

Il mio consiglio

Per esperienza ho visto che nella maggior parte delle persone “meno è meglio” (anche piccole dosi aumentano disturbi di stomaco e intestino o fanno da “innesco” per scatenare piccole e grandi abbuffate).

È preferibile quindi evitare totalmente gli zuccheri aggiunti (e consumare una dose adeguata di quelli naturali) per almeno 2-3 settimane per ridurre la dipendenza dal “dolce” e riacquistare il piacere di gusti più naturali. Possiamo poi continuare cercando di non usare zucchero nella quotidianità e concedercelo, magari, durante le occasioni sociali, mangiando prima un pasto il più possibile completo con verdure, cereali integrali e proteine (dando priorità alle verdure). Chiaramente ogni persona è diversa e va valutata la frequenza di assunzione con il professionista (ad esempio nel caso di sportivi e/o persone sottopeso, donne con amenorrea per carenza di massa grassa e in altri casi particolari si può pensare ad una strategia diversa che includa una piccola quota di zuccheri anche giornaliera).

Fonti:

Di cosa è meglio morire?

Sono ormai un paio d’anni che la nostra “mente collettiva” è concentrata, giustamente, sull’epidemia e tutto quello che ci va dietro. È inevitabile.

Quello che secondo me è curioso è constatare come molte persone siano disposte ad accettare un cambio di vita drastico come restare rinchiusi in casa, indossare incessantemente mascherine, visiere, occhiali e quant’altro, chiudere l’attività lavorativa, iniettarsi di corsa un “vaccino” e/o farsi trapanare il naso con i tamponi ogni 48 h, ecc., tutto questo, giustamente, per paura di contagiarsi e per il bene della collettività…

Al contrario, però, la maggior parte delle persone NON è disposta ad accettare un cambio di vita meno drastico, come fare attività fisica tutti i giorni e mangiare sano, per evitare patologie future, migliorare la propria qualità di vita e per il bene della collettività (le patologie croniche pesano sulla sanità pubblica)!

Mi sono chiesta il perché… forse saprà rispondermi qualche psicologo/a o qualche esperto di mente umana! Io mi sono fatta l’idea che molto sia dovuto alla percezione del tempo che abbiamo a disposizione: un virus può contagiare in un attimo e portare a gravi conseguenze nel breve termine, quindi è un pericolo imminente, del momento presente. Una patologia come il diabete o il cancro, invece, ci mette anni a svilupparsi e forse questo lasso di tempo molto grande non ci fa percepire la pericolosità di queste malattie.

Questa riflessione mi ha portata a dare un’occhiata più da vicino ad alcuni dati e vorrei condividere con voi quello che ho trovato e la mia opinione a riguardo…

I morti per Covid-19:

  • I morti da inizio pandemia, quindi in quasi 2 anni, nel mondo sono stati 5.044.654 (aggiornati all’8 novembre 2021). Questo significa che, facendo una media, sono circa 2,5 milioni di morti in un anno.  
  • In Italia: 132.391 da inizio pandemia (dati aggiornati al 7 novembre 2021), quindi circa 66.000 in un anno. Per correttezza preciso che bisogna tener conto di molti fattori (a inizio pandemia mancavano dispositivi di sicurezza, protocolli terapeutici, gli ospedali erano al collasso, ecc.) quindi in realtà nel 2020 i morti sono stati di più rispetto al 2021. Dai dati della protezione civile al 31 dicembre 2020 i morti per Covid-19 erano 74.159, mentre dal 31/12/20 al 7/11/21 i morti stimati sono 58.232.

I dati arrivano dal ministero della salute e dalla protezione civile:

https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5338&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto

https://mappe.protezionecivile.gov.it/it/mappe-emergenze/mappe-coronavirus/situazione-desktop

Certo, la mortalità per (o con) Covid-19 è sicuramente alta! E credo che la situazione non sia ancora molto chiara (ad esempio sono da considerare morti Covid-19 anche quelle persone che avevano più patologie? O al contrario c’è stata una sottostima dovuta alle persone morte di polmonite prima di febbraio 2020 che non sono state conteggiate? Forse non lo sapremo mai…).

Ma qual è l’impatto delle altre patologie di cui sembra che ci siamo quasi dimenticati? La principale causa di morte in Italia, stando al sito Italiaindati (che riporta dati Istat) nel 2018 al primo posto c’erano le malattie cardiovascolari con circa 220.000 morti in un anno! I morti per tumori erano circa 180.000 e quelli per malattie del sistema respiratorio circa 51.000.

https://italiaindati.com/cause-di-morte-in-italia/ 

Come si può vedere nel grafico sotto, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) conferma queste tendenze anche per i paesi occidentalizzati (non mi addentrerò nel tema dei paesi in via di sviluppo…).

 
https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/the-top-10-causes-of-death

Le principali cause di morte sono: cardiopatie ischemiche al primo posto, seguite da Alzheimer e altre demenze, ictus, tumori della trachea, bronchi e polmoni, malattie polmonari ostruttive croniche, infezioni delle basse vie respiratorie, tumore del colon e retto, malattie renali, malattie legate all’ipertensione, diabete mellito.

Queste patologie croniche, soprattutto quelle del cuore, i tumori e il diabete sono molto influenzate dallo stile di vita! Allora perché se la prevenzione ha dimostrato una grande efficacia non ci si impegna abbastanza per metterla in atto???

Tra l’altro una parte di complicanze da Covid-19 si presenta più facilmente proprio in persone che hanno già malattie croniche come si legge nel rapporto ISTAT :

“Associate a COVID-19, le concause più frequenti che contribuiscono al decesso sono le cardiopatie ipertensive (18% dei decessi), il diabete mellito (16%), le cardiopatie ischemiche (13%), i tumori (12%). Con frequenze inferiori al 10% vi sono le malattie croniche delle basse vie respiratorie, le malattie cerebrovascolari, le demenze o la malattia di Alzheimer e l’obesità.”

https://www.istat.it/it/files//2020/07/Report_ISS_Istat_Cause-di-morte-Covid.pd

E noi cosa facciamo per affrontare tutto ciò? Ci chiudiamo in casa a rimpinzarci di pizze, focacce, torte e alcol?? Magari con qualche “sigaretta” nel mezzo …

Concedetemi la “battuta”: nel mio piccolo ho visto più pandemia da “ingrassamento in lockdown” che da Covid-19 (ovviamente è soltanto una provocazione per far capire come tantissime persone hanno avuto ripercussioni sulla salute diverse dal Covid, come aumento di peso o depressione, durante il lockdown).

Dovremmo anche considerare il fatto che queste patologie croniche, sebbene non intasino le terapie intensive in modo massiccio e veloce come lo può fare una patologia infettiva, sono un costo sanitario e sociale non da poco!

Per approfondire si veda questo articolo di Aboutpharma dove sono riportati i dati del sedicesimo rapporto Osservasalute che dice:

“Rapporto Osservasalute: le malattie croniche assorbono l’80% della spesa sanitaria. Ogni dieci euro di spesa sanitaria, otto vengono impegnati per la gestione delle malattie croniche”.

L’OMS afferma che “la maggior parte delle malattie cardiovascolari può essere prevenuta evitando il tabacco, i cibi malsani, l’obesità, l’inattività fisica e l’abuso di alcol. Gli effetti di questi comportamenti a rischio si riflettono nell’individuo tramite: innalzamento della pressione arteriosa, del glucosio e dei grassi nel sangue, sovrappeso e obesità. L’eliminazione del tabacco, la riduzione del sale nella dieta, mangiare più frutta e verdura, fare attività fisica regolarmente ed evitare un uso pericoloso dell’alcol hanno mostrato, al contrario, di ridurre il rischio cardiovascolare.

https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/cardiovascular-diseases-(cvds)

Semplice no?

Sempre dall’OMS:

“Nel 2019 circa 1,5 milioni di morti sono state direttamente causate dal diabete. Nel 2012 2.2 milioni di morti sono stati attribuibiti a glucosio alto nel sangue. Una dieta sana, un’attività fisica regolare, mantenere il peso normale ed evitare il tabacco sono modi per prevenire o ritardare l’esordio del diabete 2. Questo tipo di diabete è in gran parte il risultato dell’eccesso di peso corporeo e dell’inattività fisica.”

Un altro tema scottante del momento è l’inquinamento ambientale che, come vedremo, ha anch’esso un impatto notevole sulla salute. Uso come fonte sempre l’OMS:

Fattori di rischio ambientali come l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, l’esposizione a sostanze chimiche, il cambiamento climatico e le radiazioni ultraviolette contribuiscono a più di 100 malattie e traumi.”

Nel 2012 circa 12,6 milioni di persone sono morte a cause del vivere o del lavorare in un ambiente non sano.

La seconda edizione del rapporto “Preventing disease through healthy environments: a global assessment of the burden of disease from environmental risks”, rivela che da quando il report è stato pubblicato per la prima volta una decina d’anni fa, le morti dovute a malattie non trasmissibili (NCDs), per gran parte attribuite all’inquinamento dell’aria (inclusa l’esposizione al fumo passivo) ammontano a circa 8,2 milioni.

“Un ambiente sano è alla base di una popolazione sana” dice la Dr.ssa Margaret Chan (direttore generale dell’OMS dal 2007 al 2017) e “se i paesi non intraprenderanno azioni per rendere sano l’ambiente dove le persone vivono e lavorano, milioni di persone continueranno ad ammalarsi e morire troppo giovani”.

Il rapporto ha trovato che i rischi ambientali colpiscono principalmente i bambini sotto i 5 anni e gli adulti tra i 50 e i 75 anni. Annualmente la morte di 1,7 milioni di bambini sotto i 5 anni e 4,9 milioni di adulti tra i 50 e i 75 anni potrebbe essere prevenuta attraverso una miglior gestione dell’ambiente.

Osservando più di 100 categorie di patologie e traumi il rapporto ha dimostrato che le cause principali di morte correlate all’ambiente sono le malattie del cuore come ictus e cardiopatia ischemica (ictus: 2,5 milioni di morti all’anno, cardiopatia ischemica: 2,3 milioni di morti all’anno).

Il rapporto, inoltre, cita strategie comprovate per migliorare l’ambiente e prevenire le malattie. Ad esempio l’utilizzo di tecnologie e combustibili puliti per far funzionare la cucina, il riscaldamento e l’illuminazione ridurrebbero le infezioni respiratorie croniche, le malattie cardiovascolari e le ustioni. Aumentare l’accesso all’acqua sicura, a servizi igienici adeguati e promuovere il lavaggio delle mani ridurrebbe le malattie diarroiche.

La legislazione sul tabacco (ambienti tabacco free) riducono l’esposizione al fumo passivo e di conseguenza si riducono le malattie del cuore e le infezioni respiratorie.

Migliorare il trasporto e la pianificazione urbana e costruire alloggi efficienti dal punto di vista energetico ridurrebbe le malattie legate all’inquinamento atmosferico e promuoverebbe un’attività fisica sicura.

https://www.who.int/news/item/15-03-2016-an-estimated-12-6-million-deaths-each-year-are-attributable-to-unhealthy-environments

“L’inquinamento atmosferico causato dai combustibili fossili come il carbone e il petrolio è stato responsabile di 8,7 milioni di morti a livello globale nel 2018” secondo una ricerca pubblicata sul The Guardian.

L’enorme numero di morti è superiore alle stime precedenti e ha sorpreso anche i ricercatori dello studio. “Inizialmente eravamo molto titubanti quando abbiamo ottenuto i risultati perché sono sorprendenti, ma stiamo scoprendo sempre di più sull’impatto di questo inquinamento”, ha detto Eloise Marais, geografa dell’University College di Londra e coautrice dello studio. “È pervasivo. Più cerchiamo impatti, più troviamo”.

https://www.theguardian.com/environment/2021/feb/09/fossil-fuels-pollution-deaths-research

“L’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di contrarre il coronavirus? Fa peggiorare i sintomi?”

Questa è la domanda che è stata posta al direttore di Harvard Chan C-change (che sta per Climate Change).

La sua risposta:

“Recenti ricerche condotte da Rachel Nethery, Xiauo Wu, Francesca Dominici e altri colleghi alla Harvard Chan hanno evidenziato che le persone che vivono in luoghi con scarsa qualità dell’aria hanno più probabilità di morire di Covid-19, anche quando si tiene conto di altri fattori che possono influenzare il rischio di morte come condizioni mediche preesistenti, stato socioeconomico e accesso all’assistenza sanitaria.”

Questi risultati sono coerenti con quanto dimostrato da precedenti ricerche che evidenziano come le persone esposte all’inquinamento dell’aria e le persone che fumano hanno sintomi peggiori dovuti a infezioni respiratorie rispetto a quelli che respirano aria più pulita e non fumano.

Per chi fosse interessato è anche presente una lista di pubblicazioni scientifiche inerenti l’inquinamento e le infezioni respiratorie:

https://www.hsph.harvard.edu/c-change/subtopics/coronavirus-and-climate-change/

E la dieta? Può avere un ruolo?

Nel 2017 11 milioni di morti e 255 milioni di DELY (Disability-Adjusted Life-Years, ovvero anni di vita adeguati alla disabilità, un’unità di misura che indica un anno perso di vita in salute) erano attribuibili a fattori di rischio dietetici. Alto consumo di sodio (3 milioni di morti e 70 milioni di DALY), basso consumo di cereali integrali (3 milioni di morti e 82 milioni di DALY), basso consumo di frutta (2 milioni di morti e 65 milioni di DALY) sono i principali fattori di rischio dietetici globali. “Questi dati “dietetici”, però, derivano da risorse miste e non erano disponibili per tutti i paesi, il che può rendere le stime incerte”, dichiara il Lancet, ma a mio avviso sono comunque indicativi dell’impatto che può avere il cibo sulla salute.

https://www.thelancet.com/article/S0140-6736(19)30041-8/fulltext

Il CDC (Center for Disease and Control Prevention) dichiara:

“La buona notizia è che abbiamo il potere di aiutare a prevenire le malattie croniche, poiché apportare cambiamenti positivi alla dieta e allo stile di vita può aiutare a ridurre il rischio. Mangiare cibi sani, fare abbastanza esercizio fisico e astenersi dal tabacco e dall’uso eccessivo di alcol conferisce numerosi benefici per la salute, inclusa la possibile prevenzione dell’insorgenza di malattie croniche

E continua riassumendo i comportamenti “chiave” da trasformare in abitudine, per prevenire queste patologie:

  1. non fumare
  2. mantenere un peso salutare
  3. essere attivo
  4. seguire una dieta sana
  5. Studi approfonditi consentono di collegare la riduzione del rischio a queste abitudini. Seguire uno stile di vita sano può prevenire oltre l’80% dei casi di malattia coronarica, [24, 25] il 50% degli ictus ischemici, [26] l’80% delle morti cardiache improvvise, [27] e il 72% delle morti premature legate a malattie cardiache.

In pratica dieta e attività fisica diventano delle vere e proprie terapie che andrebbero prescritte dal medico!

È inutile ricorrere all’ultimo integratore di moda per le difese immunitarie (penso che in questo momento di pandemia siano in assoluto i più venduti!) se poi però alla base non c’è uno stile di vita sano!

Ed è poco utile, secondo me, rinchiudersi e prendere precauzioni per evitare il contagio se poi dentro casa si sta svaccati sul divano a vedere serie Tv mangiando pizze e patatine! Certo, mi proteggo dal SARS-Cov-2 sul momento, ma muoio di altro in un futuro non troppo lontano oppure peggioro drasticamente il rischio di complicazioni da Covid-19!

E allora? Di cosa è meglio morire?

Lancio una provocazione… e se per ottenere il green pass dovessimo adottare dei comportamenti salutari come fare almeno una passeggiata al giorno di 30 minuti, mangiare almeno mezzo kg di vegetali al giorno, non fumare, adottare una dieta vegetariana almeno per l’80% in modo da ridurre l’impatto ambientale nel mondo, mangiare solo cibo biologico e locale, evitare gli zuccheri e l’alcol, limitare l’uso dell’auto, ecc.?? Questa sì che sarebbe una misura sanitaria davvero efficace a livello globale! 😉

Vi lascio con un paio di grafici che mettono a confronto i vari morti. Non è mia intenzione minimizzare le morti da Covid-19 (anche perché, come potete vedere, non sono certo all’ultimo posto!), ma semplicemente porre la giusta attenzione ad altri fattori di cui invece spesso ci dimentichiamo e che sono ugualmente un’emergenza di cui occuparci (con stile di vita sano e riduzione DRASTICA e URGENTE dell’impatto ambientale delle attività umane!).

Numero di morti in base alla causa, nel mondo, nel 2017:

Stay Healthy and Live Well !